04/04/2026
La pura verità .
La farsa della “carenza di personale”
che non finisce mai
Ogni anno da dieci anni circa ormai, puntuale come un copione scritto male e recitato peggio, torna la stessa cantilena: “Non si trova personale”. Succede ovunque in Italia. Appena arrivano il sole, i turisti, le piazze che si riempiono di lingue straniere e macchine fotografiche, ecco l’allarme. Mancano camerieri, cuochi, lavapiatti. Mancano le braccia. Mancano le teste. Mancano i giovani, dicono. Ma la verità è un’altra. E fa più male.
Non è che mancano i lavoratori. È che i lavoratori non accettano più di farsi consumare. Per anni il settore turistico ha vissuto su un equilibrio fragile e tossico: paghe basse, turni infiniti, contratti opachi quando non inesistenti. Straordinari diventati normalità, riposi cancellati, dignità barattata con una promessa vaga di “fare esperienza”. Un sistema che ha chiesto tanto, troppo, dando in cambio quasi nulla.
“”E oggi si stupisce se qualcuno dice basta””
C’è una narrazione tossica che continua a girare: quella del giovane svogliato, del ragazzo che non ha voglia di sacrificarsi. È una bugia comoda. Serve a non guardare il problema in faccia. Serve a spostare la colpa. Ma chi ha vissuto davvero una cucina, una sala, una stagione turistica, lo sa: qui non si tratta di voglia di lavorare. Si tratta di voler vivere.
Perché lavorare dodici ore al giorno per uno stipendio che non ti permette neanche di progettare il mese successivo non è lavoro. È sopravvivenza.
Perché accettare condizioni al limite dello sfruttamento non è formazione. È silenzio forzato.
Perché sorridere al cliente mentre dentro ti spegni non è professionalità. È resistenza.
E allora succede qualcosa di semplice e rivoluzionario: le persone scelgono. Cambiano strada. Partono. Si reinventano. Rifiutano un sistema che non le rispetta. E il sistema, invece di interrogarsi, si lamenta. La verità è che questa “carenza di personale” è una costruzione. Un alibi. Una cortina fumogena dietro cui si nasconde un problema strutturale: la mancanza di visione.
Mancano investimenti seri nella formazione.
Mancano contratti chiari, trasparenti, umani.
Manca un’idea di lavoro che non sia basata sullo sfruttamento travestito da passione.
Perché la passione non paga l’affitto.
La passione non sostituisce i diritti.
La passione, se non è rispettata, diventa solo un’altra parola svuotata. Il turismo è uno dei pilastri economici di questo Paese. Ma viene trattato come un campo da spremere, non da coltivare. Si chiede eccellenza senza costruire le condizioni per ottenerla. Si pretende qualità senza riconoscere il valore umano
di chi la crea ogni giorno.
E allora sì, è una farsa.
Una farsa che si ripete ogni stagione, con le stesse dichiarazioni, gli stessi titoli, gli stessi lamenti. Ma sotto la superficie, qualcosa sta cambiando. Lentamente, ma inesorabilmente. Le persone stanno smettendo di accettare. Stanno alzando l’asticella. Stanno dicendo no. E questo no fa paura.
Perché costringe a cambiare davvero. Non a parole, non nei comunicati, ma nei fatti. Costringe a ripensare un intero sistema. A mettere al centro non il profitto immediato, ma la sostenibilità umana del lavoro.
Finché questo non accadrà, continueremo a sentire la stessa storia. Lo stesso allarme. Lo stesso disco rotto.
A loop.
Domenica è l’ennesima “Pasqua Italiana” dove incomincia l’ennesima ”bella stagione” per tutto
il Settore Ospitalitá… Stupenda..
Ma sará molto piú Aspra delle altre..