08/07/2026
Abbiamo letto dell’aggressione al nostro amico giornalista Federico Quaranta.
A nome di tutta Slow Food Italia vogliamo esprimere la nostra solidarietà, ma soprattutto ringraziare Federico per le parole scritte poche ore dopo. Perché dimostrano una sensibilità e una capacità di analisi che sono ormai estranee alla politica, e che paradossalmente ritroviamo sempre più spesso nella voce delle vittime, ovvero degli unici che, in fin dei conti, avrebbero il diritto di lasciarsi tentare dalla rabbia.
Evitare di individuare un nemico, in questa guerra tra poveri, è già dimostrazione di integrità: significa scegliere l’empatia e l’analisi in luogo della competizione e della polarizzazione delle posizioni. Stiamo costruendo città che non vogliono essere ospitali per gli esseri umani, città in cui gli spazi pubblici sono luoghi di abbandono e disagio da cui, chi può permetterselo, cerca riparo in appartamenti ovattati che isolano le persone, sprofondate nei divani e fagocitate dagli schermi. Chi non può permetterselo resta in strada e si attrezza a sopravvivere, in una guerra quotidiana e normalizzata.
Prendiamo a prestito le parole di Federico, perché la sua aggressione "Non è criminalità. È il fallimento di un’idea di convivenza, che riguarda tutti noi. Nessuno si senta escluso”.
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