13/04/2025
Ah, la Vecchia Signora! Sembra proprio che stia soffiando un vento fresco dalle parti di Torino. La recente vittoria per 2-1 contro il Lecce non è stata una semplice formalità, anzi, ha messo in mostra una trasformazione notevole.
Per larghi tratti del match, ben 87 minuti, i bianconeri hanno tenuto saldamente in mano le redini del gioco, imponendo il proprio ritmo e la propria strategia. Solo nel finale, un sussulto degli ospiti salentini ha aggiunto un pizzico di suspense, ricordando che nel calcio nulla è mai scontato fino all'ultimo fischio.
Ma al di là del risultato, ciò che ha colpito è stata la metamorfosi nell'atteggiamento e nello stile di gioco della Juventus. Si è vista una squadra più determinata nell'aggressione degli spazi, più diretta e rapida nelle verticalizzazioni, insomma, una compagine che ha saputo coniugare concretezza ed efficacia in maniera decisamente convincente.
Un cambio tattico sembra aver rivitalizzato il talento di Yildiz, finalmente schierato in una posizione più centrale del campo. Questa mossa sta già portando i suoi frutti, come testimoniano i due gol messi a segno nelle ultime tre uscite. Allo stesso modo, Nico Gonzalez pare aver ritrovato smalto e fiducia, esprimendosi al meglio nel ruolo che più gli si confà. E che dire di Vlahovic? La sua prestazione di stasera è andata oltre la ricerca del gol personale, mettendosi al servizio della squadra con due assist preziosi. Un plauso particolare va anche a Koopmeiners, autore di una rete e protagonista di quella che si può definire la sua miglior performance da quando veste la maglia bianconera.
Ma l'impressione più forte è che l'intera squadra abbia ritrovato quella sicurezza e quella serenità che sembravano smarrite. Mentalmente, si percepisce una rinnovata fiducia nei propri mezzi e nel progetto comune. Si è ricostituito quel blocco unitario, quel senso di appartenenza che spinge tutti i giocatori a remare nella stessa direzione.
E qui si arriva al cuore della questione: in appena una decina di giorni, un uomo è riuscito a imprimere la sua visione su questa squadra, laddove il suo predecessore non era riuscito nell'arco di dieci mesi. È un dato oggettivo, un'evidenza che non si può ignorare. Oltre a ciò, ha riportato una forte dose di "juventinità" nell'ambiente, un senso di identità e di attaccamento ai colori che sembrava affievolito. Anche la sua comunicazione, finora, è stata impeccabile, dimostrando lucidità e competenza.
Il nome di quest'uomo, che sta plasmando questa nuova Juventus, è Igor Tudor.