Machere'

Machere' Machere' il regno del Gusto e degli impasti con farine speciali
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Tirocinanti o manodopera a basso costo? Da cuoco dico: difendiamo la formazione nella ristorazione
04/10/2026

Tirocinanti o manodopera a basso costo? Da cuoco dico: difendiamo la formazione nella ristorazione

C’è una frase che ricorre spesso: "Non pressiamoli questi ragazzi. Lasciamoli lavorare". Ma se lavorano, vanno pagati

A domani
03/10/2026

A domani

03/10/2026

A modo Suo

Il problema di Arturo era che sperimentava. Non gli bastava cucinare bene. Cucinare bene, secondo lui, era il minimo sindacale, come respirare, pagare le tasse o avere un'opinione sulla carbonara. Lui voleva vedere cosa succedeva quando una cosa veniva tolta dal suo posto e messa da un'altra parte. Aveva cominciato con la cucina, poi aveva esteso il metodo alla letteratura e, infine, alle donne. L'ordine non era casuale. In cucina aveva ottenuto qualche soddisfazione, con la letteratura qualche recensione, con le donne soprattutto spiegazioni.

Faceva il cuoco, scriveva racconti, teneva un blog che aggiornava quando aveva qualcosa da dire e, soprattutto, quando non aveva niente da cucinare. Aveva una barba brizzolata che non sapeva più se fosse diventata così per l'età o per esasperazione. Portava due piccoli orecchini d'argento, uno per orecchio, e sosteneva che non fossero un vezzo ma una forma di punteggiatura. «Sono due virgole», diceva. Nessuno capiva. Lui sì. Vestiva male con una certa eleganza: pantaloni scuri, camicie sgualcite, giacche comprate nei mercatini, scarpe che avevano conosciuto tempi migliori. Aveva l'aria di uno che poteva servirti una genovese alle undici di sera oppure discutere di Céline fino all'alba. A volte faceva entrambe le cose.

Gli piacevano le belle donne. Non era un particolare secondario. Gli piacevano soprattutto quelle che definiva, con una terminologia tutta sua, «in ripier o rigiganze». Nessuno aveva mai capito esattamente cosa intendesse. Probabilmente nemmeno Arturo. Quando glielo chiedevano, cambiava discorso. «La bellezza non è una questione estetica», diceva. «E cos'è?» «Dipende da cosa mangiamo.» Anche questo non aiutava.

Una sera arrivò al ristorante una donna con un cappotto rosso e una faccia che Arturo giudicò immediatamente interessante. Non bella. Interessante. Era una distinzione alla quale teneva molto. Aveva capelli scuri, occhi chiari e il tipo di sorriso che sembra sapere qualcosa prima di te. Si sedette a un tavolo per due, da sola. Arturo la osservò dalla cucina mentre affettava una zucca. «Questa è pericolosa», disse al lavapiatti. «Chi?» «Quella.» «Perché?» «Ha ordinato senza leggere il menu.» Il lavapiatti alzò le spalle. Arturo continuò a tagliare la zucca.

Dopo qualche minuto uscì dalla cucina. «Buonasera.» «Buonasera.» «Posso consigliarle qualcosa?» «Sì.» «Cosa?» Lei sorrise. «Pensavo fosse lei a doverlo consigliare a me.» Arturo rimase zitto per un secondo, cosa che gli capitava raramente. «Ha ragione.» Le propose una pasta che aveva inventato quella settimana: tagliatelle, cipolla ramata, acciuga, scorza di limone e una crema di cavolfiore. Non aveva mai deciso se fosse buona. Ogni volta che la assaggiava cambiava idea. «È sperimentale», disse. «È un modo elegante per dire che non sa come verrà?» Arturo la guardò. «Esatto.» Lei rise.

La pasta arrivò. La donna mangiò lentamente. Arturo aspettò qualche minuto prima di avvicinarsi. «Allora?» «Interessante.» Arturo si sentì offeso. Interessante non era una parola che si usava per la pasta. Era una parola che si usava per le persone, per i libri che non si aveva il coraggio di definire belli, per i film che non si erano capiti e per i ristoranti nei quali si era mangiato male ma non si voleva offendere il proprietario. Tornò in cucina e quella sera scrisse sul blog un pezzo dal titolo «La differenza tra una donna e una pasta al cavolfiore». Lo cancellò dopo venti minuti. Ne scrisse un altro con lo stesso titolo e la dicitura «seconda versione». Quello lo lasciò online. Il giorno dopo arrivò un commento: «La pasta non legge il tuo blog». Arturo rispose: «Per questo la rispetto».

La donna tornò il venerdì successivo. Si chiamava Marta. Non faceva la critica gastronomica, cosa che ad Arturo piacque subito. Faceva la restauratrice e aveva l'abitudine di parlare dei quadri come se fossero persone. «Questo Caravaggio è incazzato», gli disse una sera. Arturo guardò la riproduzione che lei aveva sul telefono. «Sembra più depresso.» «È la stessa cosa, a una certa età.» Arturo annuì. Gli piaceva.

Cominciarono a vedersi. Non fu una relazione, almeno all'inizio. Fu un esperimento, anche se Marta non lo sapeva e probabilmente avrebbe trovato la definizione irritante. Arturo aveva una teoria secondo la quale tutte le relazioni cominciano quando due persone smettono di definirle. Marta sosteneva invece che le relazioni cominciano quando uno dei due vuole sapere dove si va a cena. Litigavano su questo e poi cenavano. Arturo cucinava. Una sera preparò un risotto al vino rosso e decise di non mantecarlo. Marta lo assaggiò. «Manca qualcosa.» «Lo so.» «Cosa?» «La manteca.» «E perché non l'hai messa?» «Per vedere cosa succede.» Marta lo guardò a lungo. «E cosa è successo?» Arturo assaggiò di nuovo il risotto. «Manca la manteca.» Marta rise e Arturo capì che gli piaceva quella donna molto più di quanto avesse previsto.

Non perché fosse bella, anche se lo era. Non perché fosse intelligente, anche se lo era. Gli piaceva perché riusciva a prenderlo per il c**o senza offenderlo. Era una qualità rara. Arturo aveva conosciuto donne che lo trovavano affascinante, donne che lo trovavano interessante, donne che trovavano affascinante il fatto che lui fosse interessante e donne che, dopo due settimane, gli chiedevano di togliersi gli orecchini. Marta non gli aveva mai chiesto nulla. Una sera gli disse: «Tu scrivi di tutto.» «Quasi.» «Perché?» «Perché mi piace.» «Non hai mai pensato di scrivere qualcosa di serio?» Arturo si offese. «Io scrivo sempre cose serie.» «No. Scrivi cose divertenti su cose serie.» «È più difficile.» Marta lo guardò. «Allora scrivi di noi.» Arturo prese il taccuino. «Cosa devo scrivere?» «Niente.» «Ma hai detto di scrivere di noi.» «Sì. Ma non scrivere niente.» Arturo chiuse il taccuino.

Quella notte non riuscì a dormire. Alle tre si alzò, andò in cucina e preparò una salsa di pomodoro. Non aveva pomodori particolarmente buoni e usò quelli che aveva. Non mise aglio, non mise basilico, non mise zucchero, non mise peperoncino. La assaggiò. Era buona. Semplicemente buona. Arturo si sedette al tavolo della cucina e rimase lì per qualche minuto. Aveva passato vent'anni a cercare qualcosa che forse non esisteva: la perfezione, l'idea, il colpo di genio, la combinazione impossibile, il piatto che nessuno aveva mai pensato di fare. E invece bastava un pomodoro. Gli venne da ridere. Il giorno dopo lo raccontò a Marta. «Hai finalmente capito qualcosa.» «Cosa?» «Che non devi sempre sperimentare.» Arturo ci pensò. «Non esageriamo.»

La relazione durò nove mesi. Finì in modo tranquillo, senza tradimenti, drammi o porte sbattute. Marta gli disse che voleva andare a vivere all'estero. Arturo le chiese dove. «Lisbona.» «Perché?» «Perché non ci sono mai stata.» «È una motivazione debole.» «Anche tu non sei mai stato a Lisbona.» «Io ho un ristorante.» «Tu hai sempre un ristorante.» Era vero. Si lasciarono davanti a un piatto di pasta. Arturo aveva preparato spaghetti con le vongole. Marta ne mangiò metà, poi disse: «Sono buoni.» «Lo so.» «Non sperimenti più?» Arturo scosse la testa. «Solo quando serve.» Marta sorrise. «Questa è una bugia.» «Sì.» Si abbracciarono. Marta partì tre giorni dopo.

Arturo tornò al lavoro. La vita riprese il suo ritmo: cucina, blog, mercato, libri, donne, pasta. Ogni tanto qualcuno gli chiedeva perché portasse ancora gli orecchini. «Perché ormai mi sono affezionato.» La barba diventò più bianca, il blog cominciò ad avere lettori e qualcuno gli propose di scrivere un libro. Arturo accettò. Consegnò il manoscritto dopo un anno. L'editore lo lesse e gli disse che era troppo strano. «Grazie.» «Non era un complimento.» «Lo so.» «Dovresti renderlo più commerciale.» Arturo prese il manoscritto. «Come?» «Più facile.» «Per chi?» «Per tutti.» Arturo si alzò, salutò e se ne andò. Tornò nel suo ristorante.

Quella sera preparò un piatto nuovo: pasta corta, burro, acciuga, limone e pepe. Si fermò. Tolse il burro. Aggiunse olio. Assaggiò. Tolse il limone. Aggiunse limone. Tolse il pepe. Aggiunse peperoncino. Guardò il piatto. Era buono. Forse troppo buono. Lo mise in carta.

Il giorno dopo arrivò una ragazza. Aveva una gonna lunga, stivali neri e un modo di camminare che Arturo trovò interessante. «Cosa mi consiglia?» gli chiese. Arturo sorrise. «Quello che non c'è nel menu.» «E cos'è?» «Non lo so ancora.» Lei rise e Arturo tornò in cucina. Prese una padella. Era ricominciato.

La cucina era così. La letteratura era così. Le donne erano così. La vita, probabilmente, era così. Una serie di tentativi. Qualcuno riusciva, qualcuno finiva male, qualcuno finiva senza che si capisse se fosse andato bene o male. Arturo continuava comunque. Sperimentava con i pomodori, con le parole, con le persone e con le donne. Soprattutto con le donne.

Una sera, chiudendo il ristorante, trovò sul tavolo un biglietto. Non aveva visto chi lo aveva lasciato. C'era scritto: «La pasta era buona. Tu sei complicato.» Arturo lo lesse due volte, poi lo mise nel taccuino. Non lo pubblicò sul blog, non lo trasformò in un racconto, non ne fece una battuta. Per una volta tenne qualcosa per sé.

Il giorno dopo preparò il menu. Scrisse: «Spaghetti al pomodoro». Niente altro. Lo guardò e gli sembrò perfetto. Dopo dieci minuti aggiunse «con basilico». Poi ci ripensò e lo cancellò. Mise in tavola gli spaghetti senza spiegare niente. Perché anche un cuoco sperimentale, ogni tanto, può permettersi di cucinare una cosa semplice. Il problema è che dopo averla assaggiata Arturo pensò che ci voleva un po' di peperoncino. E tornò in cucina.

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MENÙ DEL 3 OTTOBRE 2026
PRIMI
Fusilli al ferretto alla Cilentana € 14

Spaghettoni con aragostella € 16

Fusilli al ferretto con vongole, pomodorini e tartufi di mare € 16

Spaghettoni con vongole, fiori di zucca e bottarga € 16

Tagliatelle con Hokkaido (zucca) e ricotta salata € 14

Buon sabato e buon appetito!

Strozzapreti.Zucchine e Gamberetti
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MENÙ DEL 2 OTTOBRE 2026

PRIMI
Orecchiette con cime di rapa — € 9
Strozzapreti con zucchine e gamberetti — € 13
Linguine “I ragazzi terribili”, pomodorino e tartufo di mare — € 15
Orecchiette al pomodoro e basilico — € 8

DESSERT
€ 5

BEVANDE
Mezza minerale inclusa

Buongiorno e buon appetito.

Indirizzo

Via Duchessa Jolanda, 8
Turin
10138

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 15:00
Martedì 08:00 - 15:00
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Mercoledì 08:00 - 15:00
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Venerdì 08:00 - 15:00
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