10/04/2026
Sento di dover spendere due parole per una riflessione trasversale su sociologia, (in)civiltà, commercio ed empatia. Per sintetizzare riassumerò tutto in un unico termine, più triviale, più diretto e che scuota le coscienze: monnezza.
L’immondizia permea la nostra società, ce n’è ovunque, ne produciamo quotidianamente, ci sono seri progetti per lo smaltimento, campagne di sensibilizzazione, progetti per il riuso e via dicendo ma, in maniera decisamente più umile e molto meno seria, l’approccio che abbiamo scelto nelle nostre attività è quello di fornire strumenti per buttare i propri rifiuti, talvolta nemmeno differenziati, in maniera del tutto autonoma, usando appositi contenitori: i bidoni.
Questi oggetti iconici, dall’estetica lineare, possono essere di diverse forme, misure e colori, avvicinandosi al gusto degli utenti per rendere l’esperienza ancora più gradevole. L’utilizzo è semplice: tramite pedale o semplicemente alzando un coperchio ( leggero, molto leggero), il risultato è garantito. I propri rifiuti saranno al sicuro, riposti in un luogo idoneo, pronti ad essere smaltiti, evitando in questa maniera di disseminarne ovunque rendendo il mondo un posto meno pulito, meno profumato e come dicono i giovani, meno AURA.
Il secondo punto di questo noioso soliloquio riguarda in primis i nostri dipendenti ma in realtà ci tocca in prima persona. Vorrei rassicurare tutti che i nostri ragazzi e ragazze sono stati regolarmente assunti e non acquistati al mercato degli schiavi, categoria retrò ormai estinta. Essi infatti godono di totali diritti, dignità e libertà. Svolgono il loro lavoro in maniera ineccepibile, dimostrando capacità notevoli. Sono gentili e professionali, disposti a dare un consiglio sia per questioni più pragmatiche come la scelta di una torta, sia per pene d’amore ma addirittura per consigliare un medico, un negozio, un luogo ideale per le vacanze, una pacca sulla spalla. Non chiedo un premio in pubblica piazza, nè una medaglia, bensì il giusto rispetto che si riconosce a chi lavora dignitosamente e seriamente. E da qui ci si ricollega all’infausto argomento dell’immondizia: non è giusto che chi lavora debba occuparsi non solo di svolgere pazientemente e diligentemente il proprio mestiere ( servire dolci e prelibatezze) ma anche di rassettare un dehor e in generale un locale buttati all’aria da alcuni incivili, che disseminano il locale di rifiuti e amarezza.
Sicura che questo piccolo sfogo trovi solamente appoggio e solidarietà, mi chiedo : ma che mondo stiamo diventando?