Le Delizie del Castello - Scilla

Le Delizie del Castello - Scilla www.ledeliziedelcastello.com “Le Delizie del Castello” è il marchio che nasce per valorizzare le produzioni identitarie del territorio scillese e del reggino.

Enrico Pescatore, giovane artigiano di Scilla, opera da sempre nel settore della gelateria e della pasticceria, avendo ereditato l’esperienza e le tradizioni della famiglia la quale si occupa di “dolcezze scillesi” sin dal 1947. “Zanzibar” da cui nascono “Le Delizie del Castello”, è sito proprio accanto alla barocca “Chiesa dello Spirito Santo” a Marina Grande sulla quale torreggia il Castello “Ru

ffo” di Scilla. I tre infusi di qualità, ottenuti nel piccolo laboratorio artigianale sito proprio alla base della mitica rocca di Scilla ed all’interno di quello che fu uno degli storici Palazzo Ruffo, vengono richiesti ed apprezzati in Italia e all’estero poiché ottenuti con procedimenti tradizionali utilizzando la tecnologia moderna. Il “Limoncello di Scilla”, l’”Arancello dello Stretto”, il “Finocchietto della Costa Viola” regalano sensazioni gustative intense e durevoli in quanto derivano dalla lavorazione dei prodotti genuini e di alta qualità delle piccole aziende agricole vicine. Un “tris” di sapori ed aromi che raccontano la storia del territorio grazie all’artigianalità di un tempo.

Liquore al Finocchietto della Costa Viola
02/04/2021

Liquore al Finocchietto della Costa Viola

Liquore di Bergamotto di Reggio Calabria
02/04/2021

Liquore di Bergamotto di Reggio Calabria

11/05/2020

[ARTICOLO EXTRA LIBRO]
SCILLA: ESPOSTA IN CHIESA LA STATUA DI SAN ROCCO IN LARGO ANTICIPO PER AFFIDARSI ALLA SUA PROTEZIONE IN QUESTO TEMPO DI EPIDEMIA

Ecco il messaggio di Don Francesco Cuzzocrea:
Da tanto tempo tutta la comunità sentiva il bisogno di avere eccezionalmente la statua di San Rocco in chiesa per la venerazione e per affidarsi così alla sua protezione taumaturgica in questo tempo di epidemia.
Non si è riusciti prima perché nel frattempo le chiese sono state chiuse e l'accesso, come sapete, è solo dall'esterno.
Ma oggi, con l'apporto delle autorità, sia pure con discrezione, per evitare ogni rischio di assembramenti, e con tutte le precauzioni sanitarie, ci siamo riusciti.
Ho la gioia di annunciarvi, dunque, che la Statua di San Rocco è esposta in chiesa.
Ringrazio il comandante Marino per la sua sensibilità e per il suo supporto e affido al nostro protettore questo tempo difficile perché passi presto e possiamo tornare ad abbracciarci, a lavorare e a celebrare... a vivere con serenità e fiducia nelle nostre famiglie e con i nostri affetti più cari.
Non poteva concludersi meglio la festa della mamma che oggi abbiamo celebrato e onorato.
W San Rocco!

SCILLA: STORIA DI SAN ROCCO

Nel 1745 San Rocco fu dichiarato patrono principale della città di Scilla cui si attribuiva la grazia di aver tenuto lontano dal bel paese la virulenta epidemia di peste del 1743
Gli scillesi fin dal Medio Evo intrattenevano rapporti commerciali con Venezia, trasportando olii e tessuti artigianali e acquistando dipinti, marmi e oggetti preziosi dai migliori artisti veneziani, commissionati dai prelati per le decorazioni delle chiese calabresi. I marinai di Scilla erano molto religiosi e quando nel 1489, si decise a Venezia di erigere una chiesa nella zona chiamata sestiere di San Polo, in onore a San Rocco, furono felici di poter partecipare all'evento. Da allora ogni volta che si trovavano nella stupenda città lagunare frequentavano questo luogo di culto con molta ammirazione e devozione. In effetti i lavori di costruzione della nuova chiesa a Venezia, vennero finiti in tempi rapidi e l'edificio venne inaugurato nel 1494 mentre la cupola venne terminata nel 1507. Qualche anno prima, nel 1478, era nata a Venezia "La Scuola Grande di San Rocco" come sede di una confraternita di laici, dediti ad opere benefiche e grazie al considerevole aumento dei confratelli, fu qui recata nel 1485 l'insigne reliquia del corpo di San Rocco che dedicò la sua vita all'assistenza degli ammalati e si distinse soprattutto durante la terribile peste nera che colpì l'intera Europa alla metà del XIV Secolo. Il Santo veniva raffigurato in veste di pellegrino, in atto di mostrare il bubbone pestilenziale da cui era stato colpito, durante il suo pietoso ufficio a Piacenza e da cui era stato miracolosamente guarito. Infatti San Rocco era stato curato da un angelo in un bosco, in cui si era ritirato in compagnia del suo fedele cane che quotidianamente gli recava il cibo necessario. La presenza della reliquia a Venezia, fu successivamente la spinta spirituale che gli scillesi colsero per elevare San Rocco a patrono principale della loro città. Infatti quando Monsignor Annibale D'Afflitto, arcivescovo di Reggio Calabria, arrivò a Scilla per la sua prima visita pastorale nel 1594, visitò tra le tante chiese anche quella di San Rocco che era anche sede di una confraternita dedicata al Santo pellegrino, seguendo l'esempio veneziano. La sede della confraternita di San Rocco era ubicata con buone possibilità nel Largo Piano a poca distanza della odierna Piazza San Rocco, cioè tra la via San Marcellino e la via San Raffaele, che erano in quel periodo le due strade principali del rione San Giorgio. Nel 1738 iniziarono i lavori della nuova chiesa di San Rocco che terminarono nel 1751, ricostruita con maggiori dimensioni degli edifici precedenti e con la facciata principale posta su Piazza San Rocco. Nel 1745 San Rocco cui si attribuiva la grazia di aver tenuto lontano da Scilla la virulenta epidemia di peste del 1743, fu dichiarato patrono principale della città di Scilla, evento per il quale venne coniata a Reggio Calabria una medaglia di commemorazione. La nuova chiesa fu costruita col patronato del comune ed il contributo dei cittadini. Sull'altare maggiore della nuova chiesa fu collocata l'antica statua marmorea creata precedentemente da artisti veneziani che raffigurava San Rocco, presente anche nelle due costruzioni precedenti e oggi sovrasta il maestoso altare maggiore della nuova chiesa. La chiesa dotata di un imponente campanile continuava a essere legata alla confraternita i cui statuti furono approvati nel 1778. La chiesa di San Rocco subì gravi danni durante i terremoti del 1783 e del 1908, e fu costruita nuovamente nel 1991. Al suo interno spicca la stupenda statua lignea utilizzata in processione e per il famoso "trionfino". La devozione per San Rocco e anche per queste continue disgrazie si è fortemente radicata tra gli scillesi, mantenendo con gli anni un legame spirituale indissolubile.
Enrico Pescatore

24/04/2020
22/04/2020

IL CANONICO DI SCILLA GIOVANNI MINASI RAPPRESENTA LO STORICO PIU' IMPORTANTE DEL PAESE

Giovanni Battista Antonio Minasi nacque a Scilla il 27 dicembre 1835 da Giacomo e Nicolina Colloridi. Frequentò il Real Collegio dei Gesuiti e il seminario di Reggio Calabria, dove apprese i primi fondamenti del sapere e fin da giovinetto si sentì attratto dallo studio e sempre alla ricerca delle più remote notizie storiche. Completati gli studi fu ordinato sacerdote a Roma. Tornato a Scilla Giovanni Minasi fu nominato Sacerdote di Scilla e Canonico della Metropolitana di Reggio Calabria. La sua fame di ricerca e di studio lo portò a Napoli, ospite dei Padri Gesuiti, dove rimase fino al 1897 attingendo molte informazioni dall'Archivio Storico di quella città. Il Minasi con abilità non comune, seppe connettere le più antiche notizie storiche in modo tale da formare delle opere pregevolissime che furono molto apprezzate dagli studiosi di tutto il mondo. Il suo primo lavoro il manoscritto sulla vita del Santo Patrono del suo paese, nel 1888, dal titolo "Cenni sulla vita di San Rocco della Croce nella città di Scilla. L'anno dopo scrisse il suo capolavoro, "Notizie storiche della città di Scilla" e grazie a quest'opera il bel paese ha potuto avere la sua storia. In questa opera il Canonico si distinse per una metodologia scientifica, impostata da numerosissimi passi e citazioni bibliografiche. Lo storico si trovò ad indagare intorno ad una città, Scilla, che per la posizione geografica si trovò sempre nella millenaria storia al centro dell'attenzione. Giovanni Minasi trovò anche lo spazio per testimoniare i sentimenti e le passioni degli suoi concittadini senza mai tralasciare l'obiettività di storico. Intervistò direttamente i vecchi saggi del paese che descrissero in modo molto efficace la realtà e le varie vicissitudine umane. Un altro tema caro al Minasi era la "caccia" del pesce spada. Nel saggio storico il Minasi riportò le citazioni di Polibio sulla pesca del pesce spada a Scilla e fu particolarmente interessato alle leggi e ai balzelli imposti dai Principi Ruffo che si susseguirono nella storia nei confronti dei pescatori scillesi che praticavano questo speciale tipo di pesca. Egli si usò sovente parole cariche di amore e di patos, celebrando la florida storia di questa pesca, esercitata con le medesime tecniche e con gli stessi mezzi usati prima dell'avvento delle imbarcazioni a motore, rappresentando il contesto e l'intreccio della vita degli uomini e del nobile pesce, che è il simbolo di Scilla. Nel 1892 scrisse una biografia su una delle figure morali più importanti del X secolo, il Monaco Basiliano "San Nilo di Calabria ". Nel 1893 fu la volta della descrizione del "Il monastero Basiliano di San Pancrazio", chiesa che fu costruita sopra la rocca di Scilla e "Lo spoleata", ovvero le annotazioni storiche del Monaco Basiliano Sant'Elia di Reggio Calabria del IX e X secolo. Nel 1895 Giovanni Minasi illustrò in modo mirabile l'opera del Senatore Romano Flavio Magno Aurelio Cassiodoro dal titolo "Cassiodoro Senatore, ricerche storico-critico". Nel 1896 con l'opera "Chiese di Calabria dal V al XII secolo" illustrò con una ricerca minuziosa gli edifici di culto calabresi. Nel 1898 scrisse le biografie dell'insigne Arcivescovo Patrizio di Reggio Calabria Don Annibale d'Affitto, gli avvenimenti e lotte dell'Arcivescovo di Reggio Calabria Monsignore Don Giovanni Andrea Monreale, del Presidente di "Calabria Ultra" Don Domenico Garofalo e infine le biografie letterarie del Padre Antonio Minasi, scillese dell'ordine dei Gesuiti. Nel 1905 espose le note critiche del "L'Abbazia Normanna in Bagnara Calabra". Nel 1908 raccontò la "Dissertazione preistorica circa la pretesa fondazione delle antiche città sul litorale mediterraneo prima del XV secolo dell'era volgare", proprio lo stesso anno in cui fu travolto dalle rovine del terremoto del 28 Dicembre 1908 anche se ne uscì miracolosamente illeso. Pur invecchiato e in cattive condizioni ebbe la forza di scrivere la sua ultima opera, nel 1910, "Cenni biografici del Colonnello Francesco Carbone, scillese". Morì a Scilla l'8 Febbraio 1911. All'illustre Storico e Canonico è stata intitolata la Scuola Media "Giovanni Minasi".
Enrico Pescatore

Scilla: Agenda 2020
18/01/2020

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21/09/2019

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Marmellata di fragole calabresi
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Indirizzo

Via Spirito Santo, 1/Palazzo Ruffo
Scilla
89058

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