25/05/2026
BLUES PER CARLIN
Fermate tutte le drogherie, chiudete i forni,
fate tacere i mercati, sbarrate le cantine,
listate a lutto gli orti, spegnete i fuochi e
portate fuori il feretro. Si commuovano i golosi.
Delle tovaglie si facciano stendardi
e col rosso del vino si scriva Carlin è morto.
Piangano gli asparagi violetti di Albenga,
l’arancia belladonna di San Giuseppe,
i broccoletti di Custoza e l’aglio rosso di Nubia,
gli agnelli di Alpago, di Zeri e i sambucani,
gli agrumi del Gargano e quelli di Palagiano,
le alacce salate di Lampedusa e le bottarghe di Cabras.
Si disperino il biroldo di Garfagnana,
di Montelupone, di Niscemi e di Perinaldo i carciofi,
di Cicereale, di Navelli e di Teano i ceci,
quelli neri della Murgia Carsica e quelli lisci di Cassano,
i chiacchietegli di Priverno e il cavolo trunzu di Aci,
il chinotto di Savona e la bella di Garbagna,
la cipolla paglina di Castrofilippo e quella rossa di Breme,
il fagiolo poverello bianco e il dente di morto di Acerra.
Si mortifichi la gallina bianca di Saluzzo,
e la pecora Brogna e la Carsolina,
la brigasca, l’altamurana e la cornigliese.
S’imbufaliscano di Carmasciano e di Farindola
i pecorini e il Piacentinu ennese.
S’avvizziscano le piccole pesche di Torre Guaceto,
il pi***lo centogiorni del Vesuvio,
il pomodorino siccagno di Zagarise.
Si amareggino i sospiri di Bisceglie,
i colombini di Manduria, la manna delle Madonie.
Inacidisca il morlacco del Grappa,
il pallone di Gravina, il raviggiolo dell’Appennino.
Di lacrime si annaqui il Carema,
e il Recioto della Valpolicella
e delle Cinque Terre lo Sciacchetrà.
Appassisca la fava larga di Leonforte.
Carlin era il campo e il filare,
la stalla e il fienile,
l’aia, il portico, la nuvola
lontana e la pioggia attesa,
la grandine scampata,
la terra e il lavoro,
il tempo e il rispetto,
il mare, il monte e la collina.
Era l’uva e il vino, il grano
e la farina, l’acqua, il pane
il caglio e il miele,
il latte e il sale, il riso
che oggi diventa pianto.
Ma piene rimangano le dispense
dei nostri cuori, caro Carlin.
Ti sia lieve, e madre, la terra.