15/08/2026
Il Ferragosto, a Foggia, ha il colore dei ricordi più cari.
Quelle immagini che abbiamo imparato a riconoscere da bambini e che ci sono rimaste dentro anche da grandi, anche quando la vita ci ha portati lontano.
Tra tutte, ce ne sono due che per noi sanno di Ferragosto più di ogni altra cosa: la Madonna dei Sette Veli e il galluccio.
Della Madonna conoscevamo la storia prima ancora di poterne capire davvero il significato. A scuola ci raccontavano delle tre fiammelle sull’acqua, dei pastori vicini al pantano e del Sacro Tavolo ritrovato avvolto nei sette veli. La ascoltavamo a bocca aperta, come si ascoltano le fiabe, senza chiederci cosa fosse storia e cosa leggenda.
Sapevamo solo che quelle tre fiammelle parlavano di Foggia. Parlavano di noi.
Poi arrivava agosto. E Foggia, intorno alla sua Cattedrale, cambiava pelle.
La processione della Madonna conserva ancora oggi un’emozione difficile da spiegare a chi non l’ha mai vissuta.
Il Sacro Tavolo che attraversa il portone, la gente in attesa, le strade piene, le preghiere sussurrate e gli occhi lucidi rivolti verso l'icona.
Anche chi durante l’anno vive un po' distaccato, in quei giorni sente che lì c’è un pezzo della propria anima.
E poi c’era il calore delle case.
Il Ferragosto delle famiglie foggiane profumava di galluccio.
Nelle case di una volta, soprattutto nei quartieri popolari, i galli si crescevano nei cortili per mesi interi, aspettando la festa. A Ferragosto finivano in tavola, ripieni di pane, uva passa e pinoli, cotti al forno o lasciati pippiare lentamente nel sugo.
Non era solo un pranzo. Era la ricompensa dopo la fatica del raccolto, in una città legata alla terra e al grano in modo viscerale. Era un giorno di vera abbondanza. Era la famiglia finalmente unita. Era la festa che dalla strada entrava dentro casa.
E siccome Foggia sa sempre condire le cose serie con un pizzico di ironia amara, da quella tradizione è nato un detto che tutti, qui, abbiamo sentito almeno una volta:
«Chi magne gallucce e chi gnotte velene.»
Perché anche nel giorno di festa c’era chi poteva permettersi il galluccio e chi no. E il dialetto, con poche parole dirette, fotografava la realtà meglio di tanti discorsi.
Gli anni sono volati via. I cortili di una volta non ci sono più e sulle tavole sono arrivati piatti nuovi e abitudini diverse.
Ma la Madonna esce ancora dalla Cattedrale e Foggia è sempre lì ad aspettarla.
E in tantissime case, il profumo del galluccio riempie ancora la cucina.
Ci piace pensare che il nostro Ferragosto sia racchiuso tutto qui: una città che corre in avanti ma che, almeno una volta all’anno, si ferma a ritrovare i suoi gesti antichi.
La Madonna per le strade.
Il galluccio sulla tavola.
E Foggia, semplicemente, a casa.
Buon ferragosto a tutti 🥂