La pietra filosofale sarebbe dotata di tre proprietà straordinarie:
1-Fornire un elisir di lunga vita in grado di conferire l'immortalità, costituendo la panacea universale per qualsiasi malattia;
2-Far acquisire l'onniscienza, ovvero la conoscenza assoluta del passato e del futuro, del bene e del male, secondo un'accezione che contribuisce a spiegare l'attributo di "filosofale";
3-La possibilità
infine di trasmutare in oro i metalli vili, proprietà che ha colpito maggiormente l'avidità popolare. Il "triplo potere" della pietra filosofale avrebbe valore iniziatico; essendo considerato l'oro un metallo "immortale", capire come produrlo a partire da metalli vili significa sapere come rendere immortale un corpo mortale. Lo scopo della pietra era quindi trasmutare l'alchimista stesso, che ingerendola avrebbe ridestato la propria anima alla veggenza, ascendendo al soprannaturale. L'oro inoltre è simile alla luce che è simile allo spirito. Convertire tutti i metalli in oro significa perciò trasformare la materialità in spirito. Molte leggende tuttavia, attribuiscono a tale elemento altre proprietà, o ne sottraggono alcune. Alcune speculano anche sul fatto che l'elemento in realtà non debba essere forzatamente solido e che esso sia una polvere rossa molto densa o addirittura un materiale giallastro simile all'ambra. Ciò non vuol dire che la pietra filosofale fosse l'oggetto di semplici leggende, di visioni utopiche, o di desideri avidi: l'alchimista, anzi, era tenuto a raggiungere un elevato livello di moralità, condizione indispensabile per la riuscita della sua Opera, che gli impediva di arricchirsene a fini egoistici.[2] L'oro, piuttosto, era ricercato soprattutto per essere utilizzato come catalizzatore nelle reazioni chimiche, cioè per portare a termine le trasformazioni, essendo apprezzato da sempre come l'unico metallo conosciuto in grado di restare inalterabile nel tempo.