16/08/2026
COSE D'ESTATE, DALLE NOSTRE PARTI
Piccolo racconto di un'estate, del vino e delle persone che gli stanno intorno
Ci sono estati che programmi. E ce ne sono altre che, mentre le vivi, sembrano mettere insieme le cose al posto tuo.
Riguardando le fotografie di queste ultime settimane, mi sono accorto che io e Margherita avevamo attraversato, quasi senza volerlo, buona parte di ciò che per me significa territorio.
E forse devo cominciare proprio da lei.
Margherita è mia moglie. È un'insegnante e non fa il mio mestiere.
Eppure, se ripenso a queste settimane, è quasi sempre accanto a me.
Il vino è il mio lavoro e la mia passione, e come tutte le passioni qualche volta pretende molto anche da chi non l'ha scelta come mestiere: una sera che diventa tardi, un fine settimana che si trasforma in una manifestazione, chilometri da fare, persone da incontrare, un'alba per la quale bisogna alzarsi quando gli altri stanno ancora dormendo.
Margherita, da anni, tutto questo lo condivide con me.
Non perché debba farlo.
Forse semplicemente perché, a forza di accompagnarmi, ascoltare, assaggiare, aspettare e qualche volta anche sopportare, quella che era la mia passione è diventata un po' anche la sua.
E c'è una cosa che mi piace particolarmente: lei non guarda questi luoghi con i miei stessi occhi.
Io finisco quasi sempre per cercarci una vigna, un vino, una storia da capire.
Lei qualche volta vede semplicemente un posto bello, una persona interessante, una musica da ascoltare, un momento che valeva la pena vivere.
Forse è anche per questo che è bello esserci insieme.
La penultima settimana di luglio eravamo a Torre del Lago, al Gran Teatro Puccini.
Il lago, La Bohème — l'opera di Puccini che amo di più — i calici prima dello spettacolo, le persone che si fermavano e poi la musica.
Vino, musica e paesaggio.
Puccini aveva già pensato al resto.
E quando le cose stanno bene insieme, forse è meglio non spiegarle troppo.
Qualche giorno dopo siamo andati da Matteo.
Matteo è uno di quegli uomini difficili da mettere dentro una sola casella: artista, contadino, allevatore, cuoco. Gestisce un piccolo agriturismo immerso nella natura e collabora con il Conservatorio, ospitando giovani musicisti che suonano all'aperto.
Quella sera c'eravamo anche noi, con i nostri vini.
Mentre ascoltavo la musica pensavo che, forse, Matteo ha capito una cosa semplice: non tutte le strade diverse portano necessariamente lontano l'una dall'altra.
L'arte, la terra, la cucina, gli animali, la musica.
Sembrano tante cose diverse. Forse non lo sono affatto.
Poi siamo saliti a Levigliani, sotto le Alpi Apuane.
Per quattro giorni un intero paese mette il vino al centro e gli costruisce una festa intorno.
Noi eravamo lì con i nostri vini.
Ma dopo un po' il confine fra chi sta dietro il banco e chi gli sta davanti perde importanza.
Si assaggia, si parla, qualcuno ritorna, qualcuno racconta. E alla fine ti accorgi che il vino è al centro della festa, ma ha avuto il buon senso di non volerci stare da solo.
Pochi giorni dopo, Mulazzo.
Un piccolo paese della Lunigiana nel quale sembra che la storia sia passata e abbia dimenticato qualcosa.
Da lì passò anche Dante.
Ancora vino, persone, cucina, musica, incontri. E uno scambio enogastronomico con la Francia che ricorda una cosa utile: qualche volta il modo migliore per capire il proprio vino è assaggiare quello degli altri.
Poi è arrivato Ferragosto.
Questa volta non c'erano bottiglie da presentare e nemmeno un banco dietro cui stare.
Io e Margherita ci siamo alzati quando era ancora buio e siamo andati a Forte dei Marmi.
Il mare alle nostre spalle. Davanti, le Alpi Apuane.
Volevamo semplicemente vedere nascere il sole dietro le montagne.
Un concerto accompagnava l'attesa.
Prima il cielo ha cambiato colore. Poi le montagne hanno preso luce. Infine è arrivato il sole.
E la musica lo ha salutato con 'O sole mio.
Prevedibile?
Certamente.
Ma all'alba, con il mare alle spalle, le Apuane davanti e la persona con cui hai condiviso tutta questa strada accanto, anche le cose prevedibili hanno il diritto di essere bellissime.
Forse è stato proprio lì che, riguardando queste settimane, ho capito cosa le teneva insieme.
Torre del Lago e Puccini.
Un artista-contadino e i suoi giovani musicisti.
Le feste del vino sotto le Apuane.
Un paese attraversato da Dante.
Il mare, le montagne e un'alba aspettata insieme.
E sempre, in mezzo, le persone.
Quando noi che facciamo vino parliamo di territorio diventiamo subito molto seri.
Terreno. Clima. Vitigni. Esposizioni. Maturazioni.
Ed è giusto.
Ma il territorio non finisce lì.
È anche la storia di un luogo, la sua cultura, la musica, la cucina, i paesi. Sono i libri che abbiamo letto, quello che abbiamo imparato facendo altro, le persone incontrate e quelle che hanno scelto di continuare a camminare accanto a noi.
Nessuna di queste cose insegna a potare una vite o a condurre una fermentazione.
Eppure, quando arriva il momento di decidere quale vino vuoi fare e perché vuoi farlo proprio così, in qualche maniera sono tutte lì.
Le strade sembrano diverse finché le guardi una alla volta.
Poi, a un certo punto, scopri che stavano andando tutte nella stessa direzione.
Forse è anche questo che cerchiamo nei nostri vini.
Non soltanto la precisione di un luogo, ma il suo carattere.
Perché alla fine il vino non parla mai da solo.
Ha bisogno della terra da cui nasce.
Ma anche delle persone che lo immaginano, lo fanno, lo bevono, lo raccontano e lo condividono.
E forse, riguardando queste fotografie, devo riconoscere che una parte di questa storia appartiene anche a chi, da tanti anni, ha la pazienza di viverla insieme a me.
Cantine Basile
Vini scolpiti nel territorio.