09/03/2026
.... la Locanda racconta. Di oggi come allora.
E che Bosco Fitto,
magico ed indimenticabile sia!
(...) 5. Dal Ponte della Spessia alla Curva del Vento
Non c’è desiderio che non possa avverarsi,
se lo esprimi alle Stelle e lo affidi al Vento.
Dalla Locanda la strada prosegue per circa tre chilometri e conduce al Rifugio di Segavecchia, dove lascia spazio ai numerosi sentieri e alle vie sterrate che portano fino "in cima al Mondo".
Salendo dolcemente e allontanandosi dal Paese non c’è tratto di strada che non meriti una sosta a contemplare.
Poco dopo il Ponte della Spescia, sulla destra, è possibile scendere facilmente, tra la via e il fiume, nella Pineta di Sanbuccione, luogo isolato eppur familiare dove gli alberi lasciano intravedere le maestose arcate del ponte, mentre ostinatamente celano le due famose panchine in sasso, così che custodiscano nel sottobosco i segreti che vi si
confessano. Si narra infatti che non vi sia verità alcuna che questo luogo non riveli e che infonda coraggio a chi si voglia qui dichiarare...
Poco sopra le famose Prime, panchine storiche, per le serate di baldoria e canti, nonché meta facilmente raggiungibile dai più pigri viaggiatori. Poi le Seconde e il Casone di Riccardo, il seccatoio ancora oggi in funzione e, d’autunno, meta serale dei boscaioli che vegliano sul fuoco e predicono il futuro.
Si sale ancora lungo la via con facilità fino all’ultima strettoia prima che si apra il sipario del bosco e si giunga finalmente alla Curva del Vento, in dialetto, il Sreton della Bonaccia.
Qui il panorama è amplissimo e suggestivo: sullo sfondo del C***o alle Scale si intravedono gli ultimi boschi di conifere e il Monte Cancellino, mentre sulla destra la rupe conserva antiche iscrizioni e una piccola Madonna, stretta nell’unica nicchia riparata da vento. Vi è un piccolo prato sulla sinistra, con le immancabili panchine da cui godersi lo spettacolo perenne del cielo. La Curva è ormai nota non solo per la lieve brezza o lo sferzante vento che soffia continuamente dandole il nome, ma da tempo è luogo privilegiato per trascorrere la notte di S. Lorenzo: sdraiati lungo la via, con coperte e chitarra si può restare per ore a scrutare il cielo, aspettando una stella cadente, incantati dallo spettacolo della notte. I desideri e le speranze che non si sanno dire giungono da lontano fino qui e si fermano davvero, per qualche istante, così che ci sia facile riconoscerli e dar loro finalmente fiato e forza.
Qui è d’obbligo lasciare ogni fardello,
ogni pesante bagaglio e ogni pigrizia.
Qui è d’obbligo aprire gli occhi e stringere bene i lacci delle scarpe.
Che il viaggio e il pensiero sia lieve e ci porti lontano.
(...) dal sitowebLocanda, 2001