Enoteca Emily's Wine

Enoteca Emily's Wine Enoteca / Ristorante
Vini siciliani con abbinamento di cibi tipici della nostra terra.

11/04/2022
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22/01/2022

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07/08/2021

𝗢𝗴𝗴𝗶 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗶: 𝗹’𝗘𝗻𝗼𝘁𝗲𝗰𝗮 𝗘𝗺𝗶𝗹𝘆’𝘀 𝗪𝗶𝗻𝗲

L’Enoteca Emily’s Wine, una realtà locale nella splendida cornice barocca del centro di Noto, nasce per la passione dei vini coltivata nel tempo dalla signora Francesca, cuoca Associata (APIC) e titolare dell’azienda e dal marito Maurizio Sommelier professionista AIS , docente alla Scuola Europea Sommelier, assaggiatore di oli, corrispondente della rivista web Italia a Tavola. L’Enoteca prende il nome della figlia Emily.
Dal 2006 i titolari della “cantina” hanno introdotto una nuovo stile di vendita e di assaggio di vini per gli avventori e degustazione per professionisti del settore, innovazione accolta con grande interesse dai turisti che visitano le bellezze monumentali della città di Noto. Il profumo della Sicilia si trova a tavola nel cuore storico di Noto il quale lusinga i suoi ospiti accogliendoli in un ambiente rustico arredato, nei minimi dettagli, con la massima cura. Dalle cucine si avvertono profumi che ricordano le tradizioni gastronomiche locali. Le specialità che aprono i banchetti sono gli antipasti rustici, per seguire ravioli ripieni di ricotta conditi con sugo di maiale, pesto al pistacchio, nero di seppia, ragù di carne a lenta cottura (ricetta della mamma Giusi).
Tra i primi piatti molto richiesta è la pasta fresca, come da ricetta tradizionale (i cavatelli al sugo). Nei secondi piatti si ha il sentore di mare presente nel pesce spada e tonno rosso, il profumo di limone e arancio combinato con spezie della terra di Sicilia che esalta il gusto delle pietanze. Si passa ai secondi di carne con il coniglio alla stemperata, rimpiazzato in estate con il pollo a tocchetti, e la salsiccia classica locale sfumata con vino rosso o rose di Nero D’Avola. Prelibatezza per antonomasia l’arancino al ragù “eletto” Purpituni ri risu, su ricetta della zia Frazzata, a seguire la caponata leggera in agrodolce con vino d’aceto preparato da Maurizio e la parmigiana “battezzata” Melanzane a sularu. Vegani e vegetariani si possono orientare verso una vasta scelta di legumi locali conditi con olio extra vergine d’oliva Bio dei Monti Iblei.
Le insalate miste di verdure e pomodori fanno da contorno ai piatti (la mamma delle insalate è quella d’arancia rigorosamente locale). Per finire il dolce, il classico cannolo fatto con la ricetta originale e farcito con ricotta di pecora lavorata a setaccio a mano. Tutti questi piatti vengono abbinati dal Sommelier con vini del territorio, dal classico Nero D’avola al moscato Bianco di Noto. La presenza e l’ampia scelta dei vini della Sicilia accompagnata dalla spiegazione storica dei vitigni dal sommelier Maurizio vi darà quella emozione e sensazione di essere stati sempre in Sicilia.
Un po’ di storia: 2007: Furono fatte delle riprese da RAI 3 all’interno dell’enoteca a seguito ad un convegno tenutosi a Siracusa sul moscato, dove il sommelier Maurizio insieme alla moglie Francesca presentavano il Moscato Di Noto, un vino poco conosciuto ai nostri giorni ma apprezzato dagli antichi Greci e dai Romani.
2008 L’azienda viene inserita negli itinerari di Panorama Tavel con la pubblicazione di una intervista rilasciata dai titolari.
2009 Viene assegnato dalla Camera di Commercio di Siracusa una targa al titolare, “Grande Accoglienza” al merito per l’ottima accoglienza turistica a Noto, mentre la figlia Emilia ha conseguito un attestato di merito per la professionalità dimostra .
2011 l’Enoteca viene inserita nelle varie guide turistiche ed è al primo posto nelle ricerche su Google.
2014 segnalato come osteria Slow Food Sicilia.
A cura dell’Enoteca Emily’s Wine

Da "Il Domani" periodico di informazione politica, attualità, cultura, sport, spettacolo. Anno 1 n° 7. Agosto

12/07/2021

𝙄𝙡 𝙢𝙞𝙚𝙡𝙚 𝙚 𝙞𝙡 𝙧𝙖𝙥𝙥𝙤𝙧𝙩𝙤 𝙘𝙤𝙣 𝙡’𝙖𝙥𝙚 𝙎𝙞𝙘𝙪𝙡𝙖

di Maurizio Cannella
Quando si parla di miele pensiamo subito ai diversi tipi che ci sono in commercio, non ci poniamo mai la domanda, chi lo produce? Il miele viene prodotto da un piccolo insetto chiamata ape mellifera che si divide in più ceppi: mellifera (ape castana), lehzeni (ape di Heathland), nigra (ape nera), che ha alcune significative varianti genetiche (a volte considerate ecotipi separati) quali l’ape di Pomerania o l’ape delle Alpi tedesche. Noi focalizzeremo l’attenzione sull’ape nigra, proveniente dal nord Africa che costituisce in Sicilia il ceppo Ape nera Sicula. Nata e sviluppatasi in Sicilia fino agli anni ‘70, l’ape nera sicula fu abbandonata dagli apicoltori locali che preferirono importare dal nord le api ligustiche, oramai ritenute lo standard in tutta Italia per la produzione del miele specie per il gran quantitativo che riescono a produrre rispetto all’ape Sicula. L’ape siciliana si differenzia dalla ligustica per il suo colore scuro e per la dimensione delle ali più piccole. Si differenzia invece dalle altre api scure del nord Africa per la colorazione giallastra dei peli del torace e dell’addome. Essa è unica per gli adattamenti del territorio siciliano, ricopre un ruolo chiave per l’impollinazione della flora, ha una resistenza fisica rispetto ad altre specie, soprattutto ai pesticidi e alle siccità che in questo decennio ne ha determinato lo stermino. L’entomologo e docente dell’Università di Palermo Pietro Gendoso studiò e trasferì la passione per questa varietà di api a un suo studente, Carlo Amodeo che nel 2008 a Carini, in provincia di Palermo, ritrovò nella terra di un anziano apicoltore gli ultimi bugni (le casse usate come arnie) di Api nere sicule. Amedeo decise di diventare anch’egli un apicoltore di professione e trasferì in isolamento le famiglie di api trovate nelle isole Ustica, Vulcano, Alicudi e Filicudi, nelle quali riscontrò l’assenza di fauna apistica. Nello stesso anno creò il Presìdio Slow food per porre attenzione sul rischio di estinzione di questa razza di api autoctona: riuscì così ad avvicinare a sé altri produttori che, dopo aver ottenuto da lui le api regine sicule, iniziarono ad allevarle e a produrre ottimo miele. L’ape Sicula è un insetto docile e tranquillo, permette di fare le operazioni di smielatura a mani n**e, è resistente alle temperature estreme del territorio siciliano frutto di centinaia di anni di una terra così calda e apparentemente ostile. A differenza delle altre api riescono a produrre sia in inverno che in estate a temperature 40°, un limite per altre specie: la produzione, spesso rara, va dal Carrubbo al Nespolo e al Mandorlo. Resistente ai parassiti e pesticidi che si usano molto in agricoltura (anche se ultimamente si ha la tendenza a una agricoltura biologica), consuma meno miele rispetto ad altre specie.
Il miele viene solitamente estratto a freddo e a mano e ha caratteristiche molto interessanti al gusto che non si discosta molto dagli altri. Ciò che fa la differenza è l’alto contenuto di polifenoli ed antiossidanti presenti nei mieli di arancio e limone. È un toccasana per il corpo soprattutto per il sistema immunitario: la presenza dei polifenoli fa si che combattono i radicali liberi del nostro corpo: il miele, oltre all’assunzione liscio, si può abbinare in degustazione con dei formaggi erborinati e speziati, in inverno insieme a della grappa o del cognac si ha un prodotto espettorante è indicato soprattutto per l’infiammazione al cavo orale (non per i minori di 16 anni).
Questi i mieli prodotti dall’ape nera sicula; di Acacia, Aneto, Asfodelo, Cardo, Castagno, Ferla, Limone, Mandorlo, Nespolo, Sulla, Agrumi, Arancio, Astragalo Nebrodentis, Carrubo, Eucaliptus, Fico d’india, Mandarino tardivo di Ciaculli, Timo, Mille fiori, Rovo. Nella zona del Val di Noto, dove il Carrubo è presente, il miele viene prodotto tra ottobre e novembre. All’olfatto ha un sentore particolare, tipico del frutto. Visivamente ha un colore scuro che, con il passare del tempo, diventa chiaro per poi diventare color nocciola: è un miele che si cristallizza velocemente.
Al palato ha una consistenza quasi cremosa, essendo un prodotto invernale è un miele raro da produrre. Altro miele è quello di Timo detto (Sataredda), che negli ultimi anni ha ridotto la produzione per i vasti incendi che distruggono la macchia mediterranea dove la pianta, della famiglia delle Lamiacea, è presente. Visivamente ha un colore ambrato, all’olfatto e al palato si presenta molto intenso. Ha proprietà balsamiche è utilizzato in inverno per le infiammazione del cavo orale.

Da "Il Domani" periodico di informazione politica, attualità, cultura, sport, spettacolo. Anno 1 n° 6. Luglio

11/06/2021
15/05/2021

𝙄𝙡 𝙗𝙧𝙖𝙣𝙙𝙮 𝙉𝙚𝙩𝙪𝙢 𝙚 𝙞𝙡 𝙡𝙚𝙜𝙖𝙢𝙚 𝙘𝙤𝙣 𝙞𝙡 𝙈𝙤𝙨𝙘𝙖𝙩𝙤 𝙙𝙞 𝙉𝙤𝙩𝙤

di Maurizio Cannella
L’Italia è un paese di grandissime tradizione enologiche, produce, in buona quantità, ottimi brandy. Parlando di brandy ci viene in mente la classica Vecchia Romagna, ma ce ne sono anche di nicchia, come quello che si produceva a Noto presso la Cantina sperimentale.
Per la lavorazione di acquavite uso cognac, coi vini della piana di Noto, era pregiudizio diffuso tra i viticultori che coi vini di questa provincia non si potessero ottenere buoni prodotti. Passi pure per i vini più alcolici e robusti, ma non era così per quelli più leggeri, provenienti da terreni umidi fertilissimi. I fatti dimostrarono l’errore di tale tabù, poiché le acquaviti ottenute con questi ultimi vini, regolarmente invecchiate, non solo incontrarono il favore di molti buongustai, specie forestieri, ma furono premiate alle fiere enologiche tenute dal Circolo Enofilo Italiano: Gran Premio Internazionale Milano 1906; Gran Premio Esposizione Universale Bruxelles 1910; Medaglia D’oro Tripoli 1927; Medaglia D’oro Conegliano 1927.
Dal cognac si passa al brandy visto che la denominazione cognac viene pretesa dai francesi, si procede così alla distillazione del mosto di Moscato che doveva avvenire in tempi brevi per preservarne i profumi. La distillazione aveva inizio a poche settimana dalla chiusura della vendemmia dei vino bianco “Moscato”.
La materia prima non poteva contenere anidride solforosa, presente invece nella produzione dei vini bianchi, per via del suo potere inibente nei confronti dei batteri acetici.
Questo composto chimico è volatile, pertanto una certa quantità di essa passerebbe al distillato, conferendo uno sgradevole sentore di zolfo.
Dopo la distillazione l’acquavite, di solito ha una gradazione alcolica intorno ai 70° gradi in uscita dagli alambicco, inizialmente lo facevano sostare all’interno di vasche d’acciaio sigillate per poi essere trasferita per l’invecchiamento (almeno due anni), all’interno di botti di legno.
Due le fasi dell’invecchiamento: la prima prevedeva una breve sosta in legni nuovi, per l’estrazione massima dei profumi e dei tannini dalle doghe, la seconda in botti di secondo o terzo passaggio, definite esauste, per l’affinamento legato ai processi ossidativi.
Durante tale periodo di invecchiamento il distillato perdeva naturalmente gradazione alcolica, dal 2% al 4% annuo, portandosi dagli iniziali 70° ai 45° con l’aggiunta di acqua distillata purissima per avere una gradazione di 40° che è quella ottimale per la sua commercializzazione, nella fabbricazione del Brandy Netum, con l’aggiunta di aromi e caramello per renderlo più scuro e al tempo stesso più gradevole al palato.
La stessa acquavite si utilizzava per rafforzare il Moscato rendendolo liquoroso. All’epoca il Brandy Netum fu paragonato al Cognac Francese per profumo e morbidezza.
Come si degusta un Brandy? In bicchiere a ballon ampio con gambo corto, il prodotto deve essere riscaldato con le mani per esaltarne profumi e proprietà organolettiche.
Può essere abbinato con formaggi erborinati intensi e stagionati. Buono con il cioccolato: il corpo del brandy è perfetto per tagliarne il gusto burroso.
Si può abbinare con i sigari aromatizzati.

Da "Il Domani" periodico di informazione politica, attualità, cultura, sport, spettacolo. Anno 1 n° 4. Maggio 2021

02/04/2021

Indirizzo

Noto

Telefono

0931838028

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