25/09/2026
•Ci sono sogni che non finiscono. Cambiano semplicemente casa.
Dieci anni fa è iniziato un viaggio fatto di entusiasmo, paure, sacrifici e tanta voglia di dimostrare che la ristorazione poteva essere qualcosa di più di un buon piatto.
Così è nato Salotto Nunziata.
Un luogo che, giorno dopo giorno, è diventato casa. Casa per me, per la mia famiglia, per i ragazzi che hanno lavorato al mio fianco e per le migliaia di persone che hanno deciso di sedersi ai nostri tavoli.
In questi anni abbiamo cercato di raccontare Napoli attraverso la cucina, rispettando la tradizione ma senza smettere di studiare, di evolverci e di metterci il cuore.
L’Archeologia in cucina… cose da pazzi!
Abbiamo commesso errori, imparato, rialzato la testa e ricominciato, sempre con un unico obiettivo: farvi sentire accolti, come ospiti e mai come clienti.
Dietro ogni piatto non c’erano solo ingredienti, ma persone e ricordi. C’erano notti insonni infinite, sorrisi, tensioni, brindisi, lacrime, abbracci, amicizie nate quasi per caso e ricordi che nessuno potrà mai portarci via.
Oggi, dopo quasi dieci anni, quel viaggio si conclude.
Il Salotto chiude.
Chiude perché credo che ogni storia abbia il suo tempo e che bisogna avere il coraggio di chiudere un capitolo quando si sente che è arrivato il momento giusto.
A voi che siete entrati anche solo una volta da quella porta.
A chi ha festeggiato un compleanno, una laurea, un anniversario.
A chi ci ha consigliato a un amico.
A chi ci ha criticato, aiutandoci a migliorare.
A chi ha fatto centinaia di chilometri per tornare a mangiare da noi.
Grazie…
Ai collaboratori, che hanno dato anima e cuore a questo progetto.
Ai fornitori che ci hanno accompagnato in questi anni.
Grazie alla mia famiglia, che ha condiviso con me ogni rinuncia e ogni soddisfazione.
Grazie a mio fratello Diego, pozzo di memoria, che mi ha aiutato a trasformare la storia in piatti e ricordi.
E adesso?
Ci vediamo da Vulìa , giù al Borgo Marinari.
Un nuovo capitolo.
Una nuova casa.
La stessa voglia di raccontare Napoli.
Con affetto e riconoscenza,
Gianmaria Garzia