03/05/2025
Io sono Luciano e sono un luciano. Chi è napoletano può capire cosa intendo dire. I miei genitori mi vollero chiamare Luciano, che è il mio nome e quindi naturalmente lo scrivo con la maiuscola. Poi sono nato nel quartiere di Santa Lucia, i cui abitanti sono detti luciani, e in questo caso ovviamente uso l’iniziale minuscola.
Santa Lucia è il suono della mia infanzia, è quel pezzo di mondo nel quale ho cominciato a vivere e ho fatto tutte le mie prime esperienze.
Vivevamo a Santa Lucia quando un giorno, si era a metà degli anni Trenta, mio padre mi buttò in mare dalla rotonda di via Partenope: io ero completamente vestito. Un attimo prima mi aveva chiesto: “Lucià, ti piace il mare?”. Ebbi appena il tempo di rispondere: “Sì, papà, mi piace”. Prima che capissi cosa aveva in mente mi diede una spinta.
Non era uscito pazzo, mio padre quel giorno stava solo rispettando una tradizione, quella con cui i luciani imparano a nuotare: i padri buttano all’improvviso i figli in mare e li guardano mentre annaspano. Si tuffano pure loro solo nel caso in cui si accorgono che il ragazzino sta per affogare davvero. Per la verità non è che quella esperienza mi abbia lasciato addosso un particolare coraggio. Quando devo entrare in mare, preferisco farlo piano piano, passo dopo passo.
E se sono in piscina, niente trampolino, uso la scaletta.
Tratto da: Tutti Santi me compreso, © 2011 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano
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