02/09/2026
DANIELE CASCONE
L’INVENZIONE DELLA REALTÀ
Per lungo tempo si è pensato che la fotografia non potesse sottrarsi al moloch della realtà. I sostenitori di questa tesi in larga parte hanno ragione: la fotografia, sostengono – a differenza della pittura, che vive dell’immaginazione dell’artista – senza una realtà a cui attingere, non esisterebbe. Se da un lato, dunque, il “prelievo” del reale si attesta come una condizione di specificità, un dato cioè irrinunciabile, dall’altra si presenta come un limite da superare, una sfida che agita gli autori più visionari. Subito una domanda: se la fotografia ha con la realtà un rapporto privilegiato, al punto che la stragrande maggioranza delle immagini sono immediatamente riconoscibili, come si rappresentano un pensiero, un’astrazione, un concetto? C’è solo una possibilità, collocare il dato di realtà in un più ampio sistema connotativo. E questo perché – come si è detto – la fotografia non ha il potere di fotografare i sentimenti (paura, violenza, amore, odio, ecc.) ma deve affidarsi a figure umane che facciano da medium. Questo è l’ambito di fotografi come Roger Ballen, Arthur Trees o Roberto Kusterle i quali attraverso delle mise en scene creano un sistema di simboli, una connessione tra elementi umani, oggetti e animali per mostrare l’invisibile o la realtà parallela che abita l’onirico.
L’intero lavoro di Daniele Cascone privilegia il crinale del surreale. Quando cioè la realtà non basta a mostrare il suo senso allora bisogna inventarla. Il suo racconto della realtà non sta nei limiti del convenzionale: il simbolico, l’allusione dilagano in ogni immagine e quello che vediamo diventa altro in ragione della duttilità offerta dal sistema di segni immesso in ogni fotografia. Eppure il suo lavoro, poiché non si vive senza riferimenti, è molto più vicino a quello di Jan Saudek che non a quello d’altri colleghi. Anche lì, nelle fotografie dell’autore ceco i corpi rivivono nell’ammasso sconnesso dell’accumulo o nelle figure singole – specie femminili – a cui affidare il compito di raccontare l’espressione di un disagio.