02/09/2026
La storia della piccola Bianca ci obbliga a fermarci.
A guardare in faccia una realtà che non possiamo più far finta di non vedere.
Quando una famiglia arriva a sentirsi sola davanti alla disabilità, quando non vede più una strada possibile per il futuro del proprio figlio, significa che qualcosa, intorno a quella famiglia, non ha funzionato.
Noi questa solitudine la incontriamo ogni giorno.
La incontriamo negli occhi dei genitori dei nostri ragazzi.
Nelle loro paure.
Nella domanda che ritorna sempre:
“Cosa succederà a mio figlio quando io non ci sarò più?”
Ed è proprio da questa domanda che è nato il nostro lavoro.
Con Pit’sa non vogliamo semplicemente dare un posto di lavoro a una persona con disabilità.
Vogliamo costruire un futuro.
Stiamo creando un modello nel quale ragazzi con disabilità possano imparare, lavorare, crescere, assumersi responsabilità e sentirsi finalmente protagonisti della propria vita.
Non assistiti.
Non parcheggiati.
Protagonisti.
Abbiamo creato un sistema di lavoro che permette loro di entrare davvero nel mondo professionale, con competenze, responsabilità e dignità.
E oggi stiamo facendo un passo ancora più grande.
Stiamo lavorando alla nascita di una Fondazione, perché sempre più aziende ci stanno chiedendo di portare questo modello fuori dai nostri locali e di costruire insieme un progetto autenticamente inclusivo.
Perché noi crediamo che l’inclusione non debba essere una parola da mettere nei comunicati stampa.
Deve diventare lavoro.
Deve diventare autonomia.
Deve diventare futuro.
Bianca non possiamo riportarla indietro.
Ma possiamo fare in modo che la sua storia non venga dimenticata.
Possiamo scegliere di non lasciare più sole le famiglie.
Possiamo costruire un Paese nel quale nessun genitore debba arrivare a pensare:
“Da soli non ce la facciamo.”
Noi continueremo a lavorare perché quel “da soli” diventi finalmente “insieme ce la facciamo.”
Per Bianca.
Per i nostri ragazzi.
Per tutte le famiglie che ogni giorno chiedono soltanto una cosa: poter immaginare un futuro.