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5 erbe per ravvivare la passione Come riaccendere la passione sfruttando le potenzialità dei rimedi naturali: ecco 5 erb...
16/06/2026

5 erbe per ravvivare la passione

Come riaccendere la passione sfruttando le potenzialità dei rimedi naturali: ecco 5 erbe che vantano notevoli effetti afrodisiaci

di Teresa Barone

Erbe e piante possono rivelarsi preziose alleate per riaccendere la passione e ravvivare la vita di coppia. Ricorrere ai rimedi naturali, infatti, è certamente una soluzione efficace per ritrovare l’armonia e l’intimità, che spesso tende a ridursi con il passare del tempo rischiando di compromettere il rapporto a due.

Attingere da tutto ciò che offre la natura, in molti casi, può rappresentare una valida alternativa ai farmaci e talvolta permette di sperimentare rimedi fai da te che è possibile utilizzare anche in ambito culinario. Dal comune zafferano all’orientale Ginkgo bilboa, fino all’esotica maca, le erbe che vantano spiccati effetti afrodisiaci non mancano. Ecco le 5 più efficaci.

Zafferano

Lo zafferano è presente in tutte le cucine, tuttavia non tutti conoscono tutte le sue virtù legate alla sfera sessuale. Questa spezia ricavata dalla pianta omonima è considerata un ottimo afrodisiaco naturale, in grado di stimolare la circolazione sanguigna e di sortire effetti benefici sull’umore.

Agendo sulla produzione di alcuni ormoni, come la serotonina e la dopamina, lo zafferano migliora l’umore e favorisce l’eccitazione.

Griffonia

Appartenente alla famiglia delle leguminose, la griffonia ha il potere di migliorare il desiderio sessuale e aumentare i livelli di serotonina. I suoi effetti si ripercuotono positivamente sull’umore, riducendo l’ansia e l’insonnia, ma anche stimolando il benessere da diversi punti di vista.

La griffonia si assume solitamente sotto forma di estratto secco, in capsule o compresse, non prima di aver consultato il proprio medico.

Ginkgo biloba

Le proprietà afrodisiache del Ginkgo biloba sono molto conosciute, dovute principalmente all’azione vasodilatatrice caratteristica di questa pianta. Nell’uomo, ad esempio, facilita questo rimedio può essere utilizzato anche in caso di disfunzione erettile proprio per la capacità di migliorare l’afflusso di sangue.

Gli effetti del Ginkgo biloba coinvolgono anche la memoria, l’umore e possono lenire alcuni disturbi molto comuni come gli acufeni e il mal di testa. È possibile assumerlo sotto forma di estratto delle foglie, ma anche in questo caso il parere del medico è fondamentale.

Maca

La maca è chiamata anche vi**ra delle Ande o vi**ra peruviano, un appellativo che fa intuire in modo efficace i suoi effetti afrodisiaci. È una pianta ricca di principi attivi che stimolano il desiderio sessuale e la produzione di testosterone, contrastando in modo efficace la fatica sia mentale sia fisica.

Oltre a poter essere assunta come integratore sotto forma di capsule, la maca può essere adoperata in ambito culinario miscelata ad altri ingredienti, sfruttando il suo retrogusto pungente. Alcuni studi, inoltre, sembrano evidenziare l’efficacia della maca nella riduzione dei principali sintomi che accompagnano la fase post menopausa, compreso il calo del desiderio.

Damiana

Grazie alla presenza di alcaloidi, la damina si caratterizza per spiccate virtù afrodisiache e stimolanti, in grado di donare benessere e placare l’ansia, spesso responsabile di frenare il desiderio. Ha proprietà antidepressive e rappresenta un ottimo stimolante neuromuscolare, agendo direttamente sul sistema nervoso sia centrale sia autonomo e migliorando la circolazione sanguigna.

La damina può essere assunta sotto forma di estratto secco in compresse o capsule, oppure come rimedio omeopatico in granuli.

Scopri l'Italia con le Botteghe.Oggi siamo a.....Cannolo di ricotta: il dolce legato alla tradizione sicilianaIl cannolo...
12/06/2026

Scopri l'Italia con le Botteghe.
Oggi siamo a.....

Cannolo di ricotta: il dolce legato alla tradizione siciliana

Il cannolo siciliano ha un sapore inconfondibile e ha reso famosa la Sicilia in tutto il mondo: le sue origini risalgono addirittura al 70 a.C.

di Sofia Dinolfo

Dolce a forma di tubo, ripieno di ricotta di pecora per tradizione: il cannolo siciliano è uno dei prodotti più conosciuti al mondo. Simbolo della pasticceria isolana, rappresenta una delle paste più apprezzate non solo a livello locale ma anche internazionale. Si tratta di un dolce che trova il suo inserimento anche nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (P.A.T.) tenuto dal Ministero delle politiche agricole e forestali. Pochi gli ingredienti di cui bisogna essere a disposizione, ma prepararlo non è semplice come sembra: non sempre in questi casi è possibile dire “buona la prima”. È l’esperienza sul campo la migliore aiutante per un ottima riuscita di un vero cannolo siciliano. Da Palermo a Caltanissetta, diverse le leggende legate alla sua invenzione.

Dalla Sicilia all’America: perché tutti conoscono il cannolo

Le origini del cannolo sono relegate al territorio siciliano ma ovunque se ne apprezza il profumo e il buon sapore. Oltrepassando lo Stretto di Messina, arrivando al Nord Italia, fino all’America, difficile trovare qualcuno che non conosca questo prodotto. Ciò in virtù di due motivi. Il primo è legato all’imponente fenomeno migratorio dei siciliani in altri territori della nazione e all’estero nel Dopoguerra. Il secondo si lega al primo ma con risvolti del tutto imprenditoriali: in molti hanno sfruttato le ricette tramandate dagli antenati e le proprie abilità - non scontate - nella sua preparazione, per realizzare dei punti vendita laddove nessuno lo conosceva. Vendute le prime paste, la buona pubblicità ha fatto il resto. E così facendo, negli anni questo dolce Made in Sicily è divenuto il simbolo delle tradizioni culinarie dell’isola.

Le origini del cannolo

Le prime notizie del cannolo siciliano si hanno dal lontano 70 a.C. Il primo a parlarne è stato Cicerone il quale raccontò che durante un viaggio sull’Isola rimase colpito da un “Tubus farinarius dolcissimo edulio ex lacte fartus”, appunto un dolce fatto di farina, a forma di tubo, ripieno di crema al latte. Questa era quindi la versione più antica del dolce che, col passare degli anni, si è perfezionata sempre più fino ai tempi recenti. Ma a chi si può attribuire la titolarità dell’invenzione del cannolo? In proposito ci sono due versioni: una legata alle origini nissene e una a quelle palermitane.

La leggenda legata a Caltanissetta

Sono molte le versioni secondo le quali il cannolo siciliano sarebbe stato lavorato per la prima volta a Caltanissetta, dalle monache di clausura ,partendo dalle tradizioni culinarie degli arabi. A questi ultimi viene infatti attribuita l’idea di mescolare lo zucchero con la ricotta. Sempre nel territorio nisseno si parla della presenza di numerosi harem popolati da tante donne, dedite alla preparazione di questi dolci per ingannare il tempo.

La leggenda legata a Palermo

Le ipotesi più accreditate sulla nascita di questo dolce trovano fonte dentro il convento di Santa Maria di Monte Oliveto a Palermo, a pochi passi dalla Cattedrale. Tutto sarebbe nato da uno scherzo che le suore mettevano in atto nei confronti delle novizie. Prendendosi gioco delle nuove arrivate, le più anziane riempivano delle vasche di crema alla ricotta e al posto dei rubinetti facevano trovare le scorze dei cannoli. Ed in effetti il termine cannolo nel dialetto siculo altro non è che il rubinetto.

Le diverse varietà di cannolo

Il cannolo, nella sua forma classica, è quello farcito con ricotta di pecora e arricchito alle estremità con granelle di mandorla, oppure gocce di cioccolato o, ancora, pezzi di ciliegia o scorze di arancia candite. Tocco finale, una spolverata di zucchero a velo vanigliato. Dalla farcitura tradizionale si passa poi a quelle più estrose come le varietà al cioccolato, alla crema pasticcera, alla crema di pistacchio e altre ancora. Insomma ogni maestro dell’arte dolciaria segue un modo proprio di realizzare questa pasta. Negli ultimi anni si è anche diffusa la rivisitazione di questo dolce con la tipologia del "cannolo scomposto”. In questo caso la cialda viene presentata in un piattino ridotta in pezzettini poggiati su un letto di ricotta.

Le melanzane, l'isolamento linguistico e le varianti: sua maestà la caponata sicilianaLa caponata siciliana è una ricett...
09/06/2026

Le melanzane, l'isolamento linguistico e le varianti: sua maestà la caponata siciliana

La caponata siciliana è una ricetta a base di melanzane: l'origine del suo nome è però misteriosa, a differenza dell'evoluzione nella preparazione

Le melanzane, l'isolamento linguistico e le varianti: sua maestà la caponata siciliana

La caponata è uno dei piatti più conosciuti e amati della cucina siciliana. Si tratta molto probabilmente dell’evoluzione di un piatto “nobile”, a base di frutti di mare e pesce, che venne rivisitato dal popolo con le melanzane. Veniva consumato quindi come pietanza unica, accompagnata con un po’ di pane, mentre oggi è per lo più un antipasto. Anche se qualcuno, in maniera decisamente poco ortodossa, soprattutto nel resto del meridione d’Italia, lo ama così tanto da condirci la pasta.

La prima attestazione della ricetta della caponata “moderna” risale al 1837 e si trova nel volume Cucina teorico-pratica con corrispondente riposto ed apparecchio di pranzi e cene di Ippolito Cavalcanti - in realtà il titolo è molto più lungo, se ne riporta solo questa prima parte. La ricetta di Cavalcanti però conserva ancora alcuni ingredienti a base di pesce, che possono essere, secondo le varianti, le alici ma anche lo sgombro.
Caponata, da dove viene il nome

L’etimologia del nome è una questione complessa, ma quella corretta sembra essere riportata da Treccani: caponata verrebbe da caponem, ossia il nome latino che traduceva “cappone di galera”, un piatto che comprendeva vari frutti di mare o pesci tra cui la lampuga o lo sgombro, ma anche uova e ortaggi.

C’è anche chi scrive che il nome caponata possa provenire da cauponium, che in latino indicava l’osteria, o anche dal greco καπτο che significa "mangiare". Ma queste due ipotesi sembrano ignorare l’evoluzione dei nessi vocalici e consonantici nelle dinamiche della grammatica storica.

Inoltre, linguisticamente parlando, la Sicilia è al tempo stesso un’area isolata - trattandosi appunto di un’isola - e un’area periferica: ciò significa che la l'italiano regionale e il dialetto siciliano presentano caratteristiche di forte conservativismo e opposizione alle innovazioni. Non a caso esiste un filone di pensiero che vede nella Scuola Poetica Siciliana federiciana la base e il fondamento della lingua letteraria italiana - anche se, con una sola eccezione, le liriche sono giunte a noi “alterate” dalla percezione dei copisti toscani.
Caponata, la ricetta

La ricetta della caponata prevede l’utilizzo di molti ingredienti, tutti di natura vegetale, tanto che il piatto, come spesso accade a molti della tradizione contadina del Mezzogiorno d’Italia, è vegan all’origine.

L’ingrediente principale è rappresentato dalle melanzane, che furono introdotte in Spagna dagli arabi nel XV secolo: furono poi gli spagnoli, attraverso scambi e dominazioni a introdurli nel resto del Mediterraneo, soprattutto nelle zone in cui il clima ne permette la coltivazione massiccia.

Gli altri ingredienti sono pomodorini - di solito ciliegino ma anche datterino sono ammessi - tanta cipolla, sedano, olive verdi denocciolate, capperi sotto sale, pinoli tostati, concentrato di pomodoro, zucchero e aceto di vino per conferire al piatto un gusto agrodolce, basilico e olio extravergine d’oliva. In alcune famiglie c’è chi utilizza anche peperoni e origano, ma dipende dalle tradizioni strettamente personali che si tramandano di generazione in generazione.

Il primo passo, oltre a lavare gli ortaggi e tagliarli opportunamente, è di friggere le melanzane. Successivamente si fa dorare un trito di cipolla in padella con il concentrato di pomodoro e il sedano: a questo si aggiungono le olive, i capperi, i pomodorini e, quando tutto è appassito, le melanzane fritte e infine il basilico. Poco prima di terminare la cottura, si amalgama lo zucchero, si sfuma con l’aceto e si aggiungono anche i pinoli.

Fusilli alla carbonara di carciofi    Procedura 40 minuti    Cottura 25 minuti    Persone 4    Difficoltà facileIngredie...
05/06/2026

Fusilli alla carbonara di carciofi

Procedura 40 minuti
Cottura 25 minuti
Persone 4
Difficoltà facile

Ingredienti

320 gr pasta di semola (di grano duro)
4 tuorlo
3 ca****fo
80 gr prosciutto crudo
60 gr b***o
40 gr grana
1 spicchio aglio
2 cucchiai olio di oliva extravergine
0.5 bicchiere acqua minerale naturale
q.b. sale
q.b. pepe

1) Pulite i carciofi. Scaldate 2 cucchiai di olio in una padella con lo spicchio d'aglio schiacciato e spellato. Unite i carciofi a spicchi, irrorateli con 1/2 bicchiere di acqua calda, coprite e cuocete per circa 10 minuti. Eliminate l'aglio, regolate di sale e pepe e spegnete.

2) Montate 4 tuorli d'uovo a crema con 30 g di b***o morbido, 40 g di grana padano grattuggiato e pepe. Rosolate 80 g di prosciutto crudo nei restanti 30 g di b***o.

3) Cuocete la pasta in abbondante acqua bollente salata; scolatela, mettetela nella padella con i carciofi, mescolate per 1 minuto, trasferite tutto nella ciotola con le uova, unite il prosciutto rosolato nel b***o e servite la carbonara ai carciofi.

Tortelli di zucca: la Ricetta originale I Tortelli di zucca (Ravioli di zucca) sono un primo piatto squisito, un tipo di...
29/05/2026

Tortelli di zucca: la Ricetta originale

I Tortelli di zucca (Ravioli di zucca) sono un primo piatto squisito, un tipo di pasta ripiena tipico della cucina dell’Italia settentrionale, in particolare di Mantova. Fagottini realizzati con una sfoglia fresca all’uovo tirata a mano poi farcita con un ripieno morbido e cremoso a base di zucca, amaretti sbriciolati, parmigiano e mostarda di frutta ! Una bontà unica da gusto particolare leggermente dolce e speziato!

Come ogni ricetta tradizionale esistono diverse versioni a seconda delle regioni. ad esempio la variante ferrarese si prepara senza amaretti ; quella cremonese utilizza la mostarda dolce. A Piacenza si realizzano i tipici Tortelli di zucca e ricotta. Quella che vi regalo oggi, è la Ricetta originale dei Tortelli di zucca montavani regalatami dalla mamma di un mio ex collega! perfetto equilibrio di sapori e consistenza! che ho subito annoverato da i migliori mai provati! Si tratta di una preparazione molto facile , proprio come per Tortellini, Casoncelli e Ravioli , basta solo un pò di tempo a disposizione per stendere e ti**re la pasta all’uovo! Il segreto per un ottimo risultato è utilizzare zucca mantovana, oppure delica, che è ricca di gusto e dalla consistenza poco acquosa! donerà al ripieno la giusta cremosità pur risultando compatto! Il tempo di richiudere la sfoglia e dare la tipica forma di ravioli. Potete realizzarli tondi come in questo caso, oppure quadrati (come tradizione comanda) e infine cuocerli pochi minuti in acqua bollente! Successivamente semplicemente condirli con b***o, salvia e parmigiano per non esaltare al massimo il gusto della farcia! Come Pizzoccheri, Gnocchi di zucca e Lasagne alla zucca, sono perfetti per tutte le occasioni, da una domenica speciale ad un pranzo tra amici! o come tradizione mantovana comanda, per la Vigila di Natale.

Ricetta Tortelli di zucca

TEMPI DI PREPARAZIONE
Preparazione Cottura Totale
30 minuti 30 minuti 1h
INGREDIENTI
Quantità per 2 – 3 persone

Base per pasta fresca:

200 gr di farina di grano tenero ’00
2 uova intere grandi
sale

Ripieno:

300 di zucca pesata con buccia (meglio se mantovana o delica)
4 cucchiai abbondanti di parmigiano reggiano
80 gr di amaretti
2-3 cucchiaini di uovo sbattuto
un pezzetto di mostarda mantovana di mela o pere (dall’accento piccante)
un pizzico di noce moscata
sale

Condimento:

2- 3 cucchiai di b***o
salvia
sale
noce moscata
pepe(facoltativo)

PROCEDIMENTO

Prima di tutto tagliate la zucca a fette (va bene anche con tutta la buccia) disponetela in una teglia foderata di carta da forno e fate cuocere in forno a 180° per circa 30 – 35 minuti. Deve risultare morbida!

Intanto preparate la sfoglia all’uovo seguendo tutti i passaggi che trovate nell’articolo : PASTA FRESCA

una volta realizzato l’impasto fatelo riposare sigillato in una pellicola, il tempo che si cuocia la zucca e raffreddi.

Poi tritate finemente la mostarda. Io ho scelto di pere ma va benissimo anche quella di mele:

Quando la zucca è morbida privatela della buccia. Fatela raffreddare.

Ripieno dei Tortelli di zucca

Prima di tutto schiacciate la zucca in uno schiacciapatate e ricavate tutta la purea asciutta! Mi raccomando se utilizzate zucca a buccia arancione risulta più acquosa e dovrete strizzarla in un canovaccio.

Poi aggiungete gli amaretti finemente sbriciolati (con un mixer o un mattarello), il formaggio, la mostarda tritata, la noce moscata e il sale.

Infine girate bene e a poco a poco aggiungete l’uovo, il quantitativo da aggiungere varia a seconda della morbidezza del vostro impasto che non deve risultare eccessivamente molle, ma cremoso!

Ponete da parte il ripieno e fate riposare minimo 15 minuti.

La ricetta originale dei tortelli di zucca vuole che il ripieno vada conservato in frigo per almeno 12 h prima di essere utilizzato; in modo che gli aromi si amalgamino bene tra loro.

Poi stendente la sfoglia sottile con un matterello oppure con la macchina della pasta; in modo da ottenere un lungo rettangolo, largo almeno 20 cm.

Dividete a metà e su una striscia di impasto disponete i mucchietti di ripieno 1 cucchiaino a distanza di circa 4 cm l’uno dall’altro.

Infine pennellate i contorni vicino al ripieno con una goccia di acqua, adagiate sopra i mucchietti la seconda sfoglia e sigillate ogni tortello schiacciando il contorno in modo che il ripieno sia ben chiuso.

Intagliate i ravioli con un coppa pasta diametro 6-7 cm.

Spolverate di farina e lasciate da parte e lasciate riposare 10 minuti.

Infine cuocete in abbondante acqua e sale pochi minuti finché non salgono a galla, scolate e ripassate in padella con 2 cucchiai di b***o, salvia, sale, pepe e un pizzico di noce moscata!

Ecco i vostri Tortelli di zucca! serviteli caldi

Potete conservare i tortelli di zucca in frigo ben sigillati per 2 – 3 giorni. Oppure congelarli! una volta cotti potete consumarli entro il giorno seguente!

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PAELLA DI PESCEHai mai provato a preparare la paella di pesce? Scopri com'è semplice realizzarla.La preparazione è un po...
26/05/2026

PAELLA DI PESCE
Hai mai provato a preparare la paella di pesce? Scopri com'è semplice realizzarla.
La preparazione è un po' elaborata ma il risultato è ricco, gustoso e garantito!

Per 4 persone
Preparazione (min.) 40
Cottura (min.) 30
300 GRAMMI RISO
1 CHILOGRAMMO COZZE
400 GRAMMI GAMBERI
300 GRAMMI CALAMARI
1 PEPERONE ROSSO
1 PEPERONE GIALLO
4 PEPERONCINI VERDI DOLCI
3 POMODORI MATURI
1 CIPOLLA
300 GRAMMI PISELLI SURGELATI
2 SPICCHI AGLIO
2 BUSTINE ZAFFERANO
1/2 BICCHIERE VINO BIANCO SECCO
Q.B. BRODO
Q.B. PREZZEMOLO TRITATO
Q.B. OLIO EXTRAVERGINE D'OLIVA
Q.B. SALE
Q.B. PEP

La Paella di pesce è un famoso piatto unico di mare a base di riso, verdure e pesce, profumato e colorato con zafferano. È una pietanza di tradizione iberica, in particolare della zona di Valencia, un piatto popolare preparato con ciò che si aveva a disposizione al momento: pollo, verdure, pesce o mista (carne e pesce). La paella viene cotta rigorosamente nella tipica padella di acciaio che ha i bordi alti 5-6 cm e due maniglie al posto del ma**co, e che si chiama appunto “paella”, da cui deriva il nome della pietanza

Realizzare la paella de marisco (ossia di pesce) non è difficile ma richiede tempo e attenzione nel seguire tutte le fasi di preparazione: dalla cottura dei molluschi a quella del riso. La paella di pesce di Sale&Pepe, è una variante appetitosa e abbastanza veloce ma, fedele al gusto e alla tradizione

Hai tutti gli ingredienti necessari? Bene, non ti resta che indossare il grembiule e iniziare a preparare questa ricetta dal gusto unico.

Come preparare la paella di pesce
1) Prepara gli ingredienti. Raschia le valve delle cozze con una retina, togli il bisso e sciacquale bene sotto il getto di acqua fredda. Lava i calamari, togli il gladio (la conchiglia trasparente interna), elimina la pelle, lavali e tagliali ad anelli. Sguscia i gamberi, togli la testa e il filetto nero sul dorso, e lavali con cura sotto il getto di acqua corrente. Pulisci i peperoni, elimina il picciolo e i semi interni, lavali e affettali a listarelle. Sbollenta i pomodori maturi 2 minuti, spellali, dividili a metà e elimina i semi, riduci la polpa a dadini e tienila da parte. Lessa il riso in abbondante acqua salata e scolalo 10 minuti prima del tempo indicato sulla confezione; tienilo da parte.

2) Cuoci e completa. Metti le cozze in un tegame con il vino bianco, 1 spicchio di aglio e il prezzemolo tritato e lasciale aprire a fuoco vivace con il coperchio; spegni, tieni da parte le cozze e filtra il liquido di cottura. Sbuccia la cipolla e lo spicchio di aglio rimasto, tritali finemente e rosolali in una grande padella con 4 cucchiai di olio extravergine di oliva. Unisci gli anelli di calamari, lasciali insaporire mescolando con un cucchiaio di legno e aggiungi la polpa di pomodoro e i peperoni a listarelle. Prosegui la cottura per 5 minuti poi aggiungi lo zafferano diluito nel liquido filtrato delle cozze, il riso e i piselli. Mescola e prosegui la cottura per altri 5 minuti e, se necessario, aggiungi un po’ di brodo caldo. Unisci alla preparazione i gamberi puliti e cuoci 4-5 minuti. A questo punto aggiungi le cozze e il prezemolo tritato, mescola spegni e servi la paella di pesce nei piatti da portata.

Consigli

1) Il riso più adatto per preparare la pallela è il riso bomba, una varietà pregiata, caratterizzata da un chicco corto o rotondo, bianco perlato. Assorbe tanta acqua, pur resistendo alla cottura, e non risulta colloso perché non contiene troppo amido. In alternativa puoi usare anche altre qualità di riso spagnole o anche il riso carnaroli. Una volta aggiunto il riso nella padella insieme agli altri ingredienti, lasciatelo cuocere per assorbimento del fumetto, senza mescolarlo troppo

2) Il brodo è solitamente realizzato con piccoli pesci che a Valencia chiamano morralla. In alternativa puoi preparare un fumetto di pesce: rosola prima i resti dei gamberi in una padella antiaderente con un filo do olio evo, poi aggiungi abbondante acqua fredda. Porta a bollore, abbassa la fiamma e cuoci fin quando il brodo si sarà ridotto. Togli dal fuoco e mescolalo con il liquido delle cozze filtrato.

3) Fai attenzione alla cottura dei calamari, in padella potrebbero diventare duri.

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Scopri le eccellenze italiane con le Botteghe Melone, perché fa bene e come sceglierloI meloni vantano una lunga serie d...
22/05/2026

Scopri le eccellenze italiane con le Botteghe

Melone, perché fa bene e come sceglierlo

I meloni vantano una lunga serie di qualità benefiche e sono validi alleati della salute, anche al fine di rallentare l'invecchiamento

di Teresa Barone

Dissetante e profumato, il melone è tra i frutti più attesi e versatili della stagione estiva. Ottimo da gustare da solo, è perfetto per preparare golose macedonie, insalate e altri piatti freschi e leggeri che permettono di creare abbinamenti gustosi sia dolci sia salati.

Esistono diverse varietà di melone estivo, tutte caratterizzate da una lunga serie di proprietà benefiche e preziose qualità nutritive. Uno degli aspetti più apprezzati, ad esempio, è dato dal basso apporto energetico, pari a 33 kcal per 100 grammi di prodotto.

Tutti i nutrienti del melone

Consumare il melone significa fare il pieno di molti nutrienti fondamentali per la salute, come le vitamine e i sali minerali. Questo frutto è ricco di vitamina A, vitamina B, vitamina K e vitamina C: quest'ultima è una preziosa alleata del sistema immunitario e aiuta a fissare i livelli di ferro nel sangue, allontanando il rischio di sviluppare carenze.

Il melone contiene anche potassio, fosforo, calcio, magnesio e sodio, presenti soprattutto nei meloni estivi, ma è anche un'ottima fonte di fibre alimentari indispensabili per aumentare il senso di sazietà e favorire le funzionalità intestinali.

Una delle principali caratteristiche del melone è l'elevato apporto di antiossidanti, sostanze fondamentali per contrastare l'azione dei radicali liberi responsabili dell’invecchiamento cellulare. La presenza di beta carotene, in particolare, è utile per proteggere le cellule dallo stress ossidativo ma anche per preservare la pelle dall'azione nociva delle radiazioni solari, stimolando la produzione di melanina. Ottime le creme doposole che contengono il melone.

Benefici per la salute

Grazie a tutte le qualità elencate sopra, il melone come numerosi altri frutti si rivela un valido alleato per la salute da diversi punti di vista:

la presenza di vitamina A favorisce il benessere degli occhi
l'apporto d'acqua assicura una corretta idratazione e agevola le funzionalità diuretiche
migliora i livelli di pressione arteriosa
riduce il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari
alcuni sali minerali, come fosforo e calcio, favoriscono la salute delle ossa
gli acidi contenuti nei semi, in particolare gli acidi fenolici e flavonoidi, hanno un elevato potenziale antinfiammatorio

Con i semi di melone, inoltre, è possibile preparare ottimi infusi che aiutano a calmare la tosse grazie al loro effetto sedativo ed emolliente.

Chi deve limitare il consumo di melone

Anche il melone, se consumato in quantità eccessive, può condurre a stati di malessere più o meno gravi. Le persone che assumono diuretici, ad esempio, dovrebbero limitare il consumo dei frutti dotati di spiccate proprietà drenanti, così come coloro che soffrono di diabete: l'indice glicemico del melone, infatti, non è tra i più bassi.

Come scegliere il melone

Scegliere il melone non è sempre un'impresa facile, tuttavia esistono semplici strategie da mettere in atto per portare a casa un frutto perfetto per essere gustato. Non tutti sanno, ad esempio, che gli aspetti da valutare sono sostanzialmente quattro: peso, colore, profumo e consistenza:

il melone deve avere un certo peso, a prescindere dalle sue dimensioni;
il profumo del melone deve essere percepibile ma non eccessivamente persistente;
il colore deve essere uniforme e privo di alterazioni o spaccature;
la consistenza deve essere soda su tutta la superficie.

Niente paura se il melone acquistato al supermercato non è ancora maturo al cento per cento. Il frutto, infatti, prosegue il suo iter di maturazione anche a temperatura ambiente.

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La tartare di carne è una preparazione antica, la cui origine si perde nel tempo dei Tartari, i guerrieri nomadi dell’As...
19/05/2026

La tartare di carne è una preparazione antica, la cui origine si perde nel tempo dei Tartari, i guerrieri nomadi dell’Asia centrale, che erano soliti fare a pezzi le carni degli animali malati e sistemarle sotto le selle dei loro cavalli perché si macinassero durante il viaggio e fossero mangiabili al termine dei lunghi tragitti. Oggi la tartare è un pezzo di carne di manzo (raramente di cavallo) triturato al mixer o tagliato al coltello (più prelibato), condito in vario modo e consumato crudo.
Tartare di carne: semplicità e qualità le parole d’ordine

La tartare è un piatto delicato che si prepara in pochissimo tempo. Fondamentale la scelta della carne di manzo, che deve essere freschissima e di altissima qualità. Le parti più indicate sono lo scamone o la lombata magra, che vengono tagliate al coltello, prima in striscioline poi in pezzettini e infine leggermente battute con un pestabistecche. Per apprezzare il gusto di una tartare spesso è sufficiente condirla con un filo di buon olio extravergine e qualche acciuga.
Il dressing per la tartare di carne, una questione di gusti

C’è chi ama un sapore più delicato, chi più deciso: condire la tartare è una questione di gusto. Gli ingredienti più utilizzati per il dressing sono le acciughe, la senape, le olive taggiasche, il sale, la salsa Worcestershire, il tabasco. Spesso si prepara un mix di succo di limone, olio extravergine di oliva, acciughe e capperi tritati. Alcuni la condiscono con cipolla tritata finemente, capperi, acciughe e il tuorlo di un uovo fresco.

Il Pollo alle castagne è un secondo piatto che per tradizione viene definito povero.A novembre per tradizione dopo il pe...
28/04/2026

Il Pollo alle castagne è un secondo piatto che per tradizione viene definito povero.A novembre per tradizione dopo il periodo del raccolto susseguiva una periodo di “ferie”,in cui in vista di san Martino si usava festeggiare tipicamente con vino e castagne.Io ho scelto di celebrare questa festa con un piatto semplice,con pochi ingredienti,ma ricchissimo di gusto.Sebbene in passato nel nord Italia e in piemonte(dove vivo) si usasse mangiare l’oca in quest’occasione,ho preferito ricreare la ricetta adattandola più ai giorni odierni sostituendola con il pollo.Se volete provare anche voi questa delizioso pollo,allora continuate a leggere per il procedimento,intanto io vado in cucina a pasticciare nuove ricette per voi e vi auguro buon appetito! 🙂

DifficoltàMolto facile
CostoBasso
Tempo di preparazione5 Minuti
Tempo di cottura50 Minuti
Porzioni2 persone
CucinaItaliana

Ingredienti

2Cosce di pollo
1 spicchioAglio
2 cucchiaiOlio extravergine d’oliva
2 ramettiRosmarino
2 bicchieriVino bianco
10Castagne
q.b.Sale
q.b.Pepe

Preparazione

Vediamo come preparare il pollo alle castagne:

per prima cosa accendete il forno a 180°C.Prendete una pirofila abbastanza capiente da contenere tutto,versatevi l’olio,mettete lo spicchio d’aglio privato della buccia e mettete sul gas a fuoco medio.Quando l’olio inizia a scaldarsi aggiungete i rametti di rosmarino lavati e le cosce di pollo.Fate sigillare bene la carne girandola di tanto in tanto,in modo che si formi la crosticina su entrambi i lati.Una volta che il pollo è ben sigillato poniamo la pirofila in forno,aggiungiamo il vino e lasciamo cuocere per circa mezz’ora.

Nel frattempo in una casseruola capiente mettiamo a bollire le castagne,in acqua bollente con un filo di olio,che ci aiuterà a pelarle,per circa 15 minuti.Scolate le castagne,fatele raffreddare leggermente sotto l’acqua fredda,privatele della buccia e tenetele da parte.

Quando il pollo sarà circa a metà cottura,ossia quando il liquido nella pirofila sarà circa la metà di quando l’avete messo,aggiungete le castagne,aggiustate di sale e di pepe e fate cuocere ancora,fino a quando il pollo sarà ben morbido.Togliete la pirofila dal forno,su un tagliere tagliate il pollo separando le coscia dalle sovracosce e,se necessario fate ridurre ancora un pochino il sughetto di fondo di cottura.Servite una coscia e una sovracoscia per piatto,irrorate con il suo sughetto e cospargete con i pezzetti di castagne.Non dimenticate di accompagnare il piatto con un buon bicchiere di vino rosso come da tradizione!;-)
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Indirizzo

Via Molini 61
Lonato
25017

Orario di apertura

Lunedì 05:00 - 21:30
Martedì 05:00 - 21:30
Mercoledì 05:00 - 21:30
Giovedì 05:00 - 21:30
Venerdì 05:00 - 19:00

Telefono

+390309130078

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