21/01/2024
Bisogna essere ciechi e sordi per considerare “ciclovia turistica” un percorso stretto, trafficato e pericoloso che non rispetta la l.n. 2/2018.
Con motivazioni fumose e contraddittorie, il progetto approvato nel Consiglio comunale di Fano fa credere che si possa pedalare in sicurezza, ad esempio, nell’angusto sottopasso della A 14 di via Galilei, dove le auto sfrecciano a velocità eccessiva e non esiste neanche un piccolo spazio pedonale; lo stesso vale per gran parte di questo percorso scelto dalla Regione Marche (purtroppo accettato dal Comune di Fano) che di una vera ciclovia non ha nulla; o meglio, in più ha lo scontento di circa 100 espropriati e l’esborso di oltre 400 mila euro.
Strettamente collegata a questo progetto è la stucchevole questione dell’ex ferrovia Fano Urbino. Chi vuole il suo ripristino ha speso ben 1.350.000 euro per sapere da RFI se questo è possibile; i risultati si sanno da almeno due anni ma non vengono divulgati perché, molto probabilmente, non prevedono il ripristino e fanno crollare tante promesse elettorali.
In Consiglio comunale, oltre a parlare di un progetto strampalato che alla fine lascia irrisolta la questione fondamentale, cioè cosa fare di un’infrastruttura abbandonata da 37 anni, dovrebbe essere approvata all’unanimità una richiesta molto semplice: pubblicare lo studio fatto da RFI. Questo aprirebbero nuovi scenari, soprattutto il fatto che il vecchio sedime, adeguatamente sistemato, possa ospitare sia una ciclovia fatta secondo la legge sia moderni mezzi di trasporto collettivo su gomma, in grado di muoversi anche al di là degli attuali binari.
Però, visti i precedenti, è chiaro che questa richiesta non verrà mai sottoscritta dai partiti politici che hanno tutto l’interesse a non pubblicare lo studio di RFI e a lasciare le cose come stanno, con gravi danni per la sicurezza stradale, la qualità urbana e l’economia di tutta la valle del Metauro.
Nell’immagine, in rosso è segnata una parte del percorso individuato dalla Regio nei pressi del sottopasso dall’A14