25/10/2020
Vogliamo continuare a sorridere, nonostante tutto, ma, onestamente, l'idea del giorno è bere per dimenticare.
Abbiamo bisogno di schiarirci le idee e non possiamo farlo sull'onda emotiva del momento.
Ci abbiamo provato in tutti i modi: a Marzo abbiamo chiuso autonomamente due giorni prima che venisse dichiarato il lockdown nazionale. Era la coscienza ad imporcelo.
A Giugno abbiamo riaperto seguendo scrupolosamente tutti i protocolli di igiene e distanziamento e nel periodo di maggior affluenza quest'estate abbiamo mandato via decine e decine di clienti ogni giorno, ma non abbiamo mai aggiunto una sedia in più del dovuto.
Non è stato semplice, credeteci, soprattutto alla luce di quel che vedevamo in giro: ma noi siamo fatti così.
Abbiamo fatto fronte a tutti i pagamenti senza lasciare indietro nessuno: non ci è stato scontato un solo euro di affitto e non c'è un solo fornitore che possa vantare pendenze nei nostri confronti.
In vista dell'inverno abbiamo predisposto due turni a cena, aprendo prima non perché ci aspettassimo la ressa, ma per evitare un'eccessiva compresenza di gente in sala, sebbene ci siano 20 coperti in meno del totale.
Ci abbiamo davvero provato in tutti i modi, ma alla luce di queste nuove disposizioni possiamo solo fermarci e aspettare.
Quale sarebbe l'alternativa? Lavorare di domenica a pranzo? Un solo turno in tutta la settimana?
Sì, certo, ci sono asporto e consegne a domicilio ma ci abbiamo creduto sempre poco: andare a cena fuori, che sia in coppia, con amici o in famiglia, non è un mero bisogno di nutrimento. È un'esperienza emotiva, di socializzazione, di condivisione e se consumata tra le quattro mura domestiche viene meno tutto.
Ci (ri)fermiamo e aspettiamo tempi migliori: non ci è dato sapere quando questo accadrà.
Grazie per la vostra comprensione e per il vostro sostegno.
Giovanni & Elisabetta