29/04/2026
Con l’appuntamento di ieri, si conclude il primo ciclo di SALA. Oltre che una rassegna di eventi, per noi è stato il tentativo necessario di riportare l’attenzione su quel dispositivo umano che trasforma il cibo e il vino in memoria. Abbiamo voluto dare luce a chi, nell’ombra del pass, costruisce il senso dell’esperienza gastronomica.
Per questo atto finale, abbiamo affidato le chiavi di Amanõ a Claudia Piras.
è una ricercatrice di anime e territori. Con la stessa intenzione con cui noi costruiamo i nostri menu, Claudia ha tessuto una trama di cinque etichette nate per onorare il vignaiolo e creare connessioni. Le sue scelte tra viticoltura eroica, Sardegna, Sicilia e sguardi d’oltralpe hanno mostrato come il vino sia un linguaggio relazionale, portando in sala la competenza di chi ha camminato nelle vigne e il rispetto di chi sa che ogni bottiglia è un microcosmo da tradurre per l’ospite.
La nostra cucina è, da sempre, un viaggio geografico e sentimentale. Ieri, la seppia cruda ci ha riportati a Bari, il peperone col suo sapore in Malesia, il tarallo a Margellina, il ravioli con zucchine alla scapece nel riverbero di Nerano. Radici campane, casa sarda, sguardo aperto sul mondo, ma senza la sensibilità di Claudia questi piatti sarebbero rimasti monologhi. Invece, grazie alla sua capacità di interpretare il contesto, la sala è diventata essa stessa un ingrediente e un elemento da ascoltare, capace di rendere accessibile la complessità.
Questo ciclo di serate è nato per rispondere a una crisi di senso nella ristorazione. Crediamo fortemente che la qualità di un ristorante non si misuri solo nella perfezione del piatto, ma nella democratizzazione del gusto.
Ringraziamo tutti i protagonisti che, per questa prima stagione, hanno camminato con noi in questi mesi.
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Noi ci vediamo come sempre dal lunedì al sabato dalle 20.30.