02/06/2026
C'è un modo tutto italiano di vivere i viaggi: si parte sempre convinti di avere almeno venti minuti in più di quelli che esistono realmente. Il mio inizia con una corsa. Ma ci arrivo. Come sempre.
Marrakech ti prende.
Il primo tè alla menta è già una lezione: nessuna fretta, ogni gesto ha un senso.
Io che dietro al bancone conto i secondi per servire tutti bene e veloce, qui imparo ad aspettare. E capisco che anche un caffè può essere una cerimonia.
Nei souq annuso spezie sconosciute e immagino già cosa potrò farne. Al mercato del pane vedo impasti cotti su pietra rovente, semplici e onesti. Basta un forno ed è subito famiglia. La tavola calda qui non esiste come concetto, eppure esiste ovunque: qualcuno che cucina in ogni vicolo, una mestolata generosa, si comprano gli ingredienti nella bottega accanto, per aiutarsi tra vicini. La gente mangia in piedi e torna. È esattamente quello che voglio che si provi da me.
Torno con i sacchetti di spezie nell'unica tasca libera e tante idee nuove. Presto le troverete qui, nel bicchiere e nel piatto.