27/03/2026
Ecco una breve storia:
Nonno Ciccio sbarcò a Caracas con una valigia mezza vuota e il cuore pieno di speranze. Il primo giorno, ancora stordito dal caldo tropicale, una vicina gli mise in mano una arepa calda, appena uscita dal budare.
Un morso e fu amore a prima vista.
«Madonna santa, ma ho questa è una rivoluzione!» esclamò con la bocca piena. Da quel momento non parlò più d’altro. Arepa al mattino, arepa al pomeriggio, arepa pure a mezzanotte. La Bionda diventò la sua amante segreta, la Pelúa la sua migliore amica.
Un giorno, mentre la piccola nipotina Suyin mangiava con le mani sporche di formaggio, nonno Ciccio la guardò con occhi furbi e disse:
«Senti, piccolina… quando torniamo ad Amantea, tu e io apriamo una areperia. Gli italiani devono sapere cosa si perdono!»
Suyin, con la bocca ancora piena, rispose seria:
«Ma nonno, a Amantea mangiano solo ’nduja e peperoncino!»
«E allora?» replicò lui ridendo. «Gli faremo scoprire che il mondo è più buono con un po’ di pollo mechado e avocado! Tu porterai le Arepas lì è un giorno conquisteremo tutta la Calabria!
E così, tra una risata e un’altra arepa, nacque il grande sogno: far innamorare Amantea, una arepa alla volta.
Chissà se ce la faranno… ma con tanto impegno sicuramente la scommessa è già mezza vinta.