21/06/2026
Il piatto che ho presentato a questo campionato non racconta soltanto una pasta. Racconta un viaggio.
Racconta una materia nata in Marocco, passata dalla Tunisia e approdata in Sardegna, dove ha trovato un nuovo nome, una nuova forma e una nuova identità: la fregola. Una storia fatta di attraversamenti, incontri e trasformazioni, senza mai perdere il legame con le proprie origini.
Forse è per questo che mi sono riconosciuta così profondamente in questo piatto. Perché anche le persone, come le tradizioni, viaggiano. Attraversano mari, città, lingue, culture e colori. Incontrano nuovi sguardi, nuove abitudini e nuove realtà. E, passo dopo passo, costruiscono un’identità che non appartiene a un solo luogo, ma a tutti i luoghi che hanno lasciato un segno nel loro cammino.
Questa identità, modellata dal tempo, dalle esperienze e dagli incontri, è qualcosa di cui sono profondamente fiera. E attraverso questo piatto ho voluto raccontarla.
Oggi, dopo questa esperienza, sento anche la consapevolezza che alcuni viaggi arrivano al loro compimento. Non come una fine, ma come la chiusura naturale di un capitolo. Per questo scelgo di chiudere un ciclo e di aprirne un altro, con gratitudine per ciò che è stato e con lo sguardo rivolto verso nuovi orizzonti.
Verso altri confini, altre culture, altre tradizioni e altre persone. Persone che riconoscono il valore dell’essere umano prima di ogni altra cosa,senza pregiudizi e senza limiti.
che credono nel rispetto reciproco, nella convivenza, nella fratellanza e nell’integrazione come incontro autentico tra identità diverse.
Porto con me tutto ciò che sono diventata lungo il cammino. E proprio come questa pasta, che nel suo viaggio ha saputo trasformarsi senza rinnegare la propria storia, continuo il mio percorso con orgoglio, custodendo le mie radici e accogliendo con fiducia ciò che ancora mi attende.