Sardegna A Tavola

Sardegna A Tavola Le premier restaurant sarde à Paris : une cuisine authentique, généreuse, créative et délicieus

16/04/2026
16/04/2026

Vinicio Capossela: «L’ultimo vero carnevale l’ho vissuto a Ovodda, un imbestiamento a piacere»

Il cantautore interviene proprio nelle ore della polemica animalista per le immagini di pelli di pecore esposte e un ca****lo portato in giro nel centro del paese.
L’ultimo vero carnevale che personalmente ricordo l’ho vissuto a Ovodda, un minuscolo paese della Barbagia, in Sardegna, il mercoledì delle ceneri – così si legge tra le righe di Capossela pubblicate su Internazionale –. Ogni attività e ogni ordine erano sospesi. Nell’unica via d’ingresso una pece nera veniva spennellata sui volti. Tutti dipinti di notte alla pari, senza nient’altro di organizzato, si andava in giro correndo il rischio d’incontrarsi. Niente smartphone e niente forze dell’ordine. Un imbestiamento a piacere, come un’infanzia del mondo, senza timore della noia, e nemmeno della paura». (paolo ardovino)

16/04/2026

Signor Generale, le scrivo da quaggiù. Da dove arriva il freddo e non arriva mai nessuno. Noi non avevamo lauree, Signor Generale. Avevamo la terza media. E forse a qualcuno faceva sorridere. Forse a qualcuno faceva comodo pensare che eravamo meno. Meno preparati, meno capaci, meno importanti. Ma avevamo una cosa che non si compra con nessuna laurea, che non si ottiene con nessuna accademia, che non si appende al petto con nessuna medaglia. Eravamo onesti. Onesti quando nessuno guardava. Onesti quando non conveniva. Onesti nel buio di una notte qualunque, con il freddo addosso e la paura in corpo e nessuno a vedere quanto costava Questa è la cosa che i libri non insegnano. Questa è la cosa che l'accademia non dà. Questa si impara per strada. O ce l'hai dentro, o non ce l'hai. E loro ce l'avevano. Eccome se ce l'avevano. Ma quando squillava il telefono nel cuore della notte, non chiamavano lei. Chiamavano noi. Gli ignoranti con la terza media. Gli onesti. E sulla strada, a volte, si muore. Sono morti lì, Signor Generale. Non nel caldo di un ufficio. Non con i gradi lucidi sulla spalla e una scrivania davanti. Sono morti sull'asfalto bagnato di una notte qualunque, in un intervento come tanti, in uno di quei momenti in cui non c'è tempo di pensare, solo di andare. E loro sono andati. Come sempre. Per l'ultima volta. Mogli che quella mattina li hanno salutati alla porta un bacio frettoloso, la divisa stirata, arrivederci e non li hanno più visti tornare finché non hanno sentito bussare alla porta e hanno capito, da come bussavano, che la vita era cambiata per sempre. Figli che hanno aspettato papà per cena. Figli che sono andati a letto pensando che sarebbe arrivato dopo. Figli che si sono svegliati la mattina e hanno trovato una madre che piangeva e non riusciva a spiegare. Figli che sono cresciuti con una fotografia al posto di una mano da stringere. Con una medaglia al posto di un abbracci Mentre quelle mogli imparavano a dormire da sole, mentre quei figli imparavano a vivere senza padre, qualcuno avanzava di grado. Passo dopo passo. Dietro una scrivania. Al caldo Signor Generale. Si sta godendo la quiete. Il caffè con calma la mattina. Le passeggiate. Il tempo che in servizio diceva di non avere mai. Gli anni che le restano tranquilli, sereni Da lei, dietro una scrivania? O da quegli ignoranti con la terza media che però erano onesti onesti come pochi, onesti fino in fondo, onesti fino all'ultima notte, onesti fino all'ultimo respiro che sono usciti una mattina con la divisa stirata e non sono più tornati? Lei ha ancora i suoi figli accanto. I loro figli hanno solo una fotografia. E lei osa giudicarli. Lei osa scaricare su di loro il peso dei suoi errori. Su quegli ignoranti con la terza media. Su quegli onesti che non hanno mai tradito nessuno. Su chi non può più risponderle. Su chi ha dato tutto. Anche l'ultima cosa. Ma scaricare la colpa su chi non c'è più su chi era onesto quando altri non lo erano, su chi è morto sulla strada mentre lei era al caldo quello sì che è una colpa. Quella pesa. E non si lava con nessun grado, con nessuna pensione, con nessun silenzio. Si goda pure la sua quiete, Signor Generale. Ma sappia che quella quiete ha il sapore del sacrificio di chi non c'è più. Ha il peso di chi è morto sulla strada. Ha la voce di un figlio che chiede ancora dove è papà. Ha le mani di una moglie che piega ancora la divisa di un marito che non tornerà mai più. E allora, quando giudica, quando parla, quando indica i colpevoli, si fermi un momento. Si ricordi di loro. Di quegli ignoranti con la terza media. Di quegli onesti tremendamente, semplicemente, profondamente onesti. Di quelli che non hanno mai chiesto niente. Di quelli che non hanno mai tradito niente. Di quelli che ogni mattina indossavano quella divisa sapendo che forse non sarebbero tornati e la indossavano lo stesso. Perché erano onesti. E gli onesti non si tirano mai indietro. si ricordi di loro signor generale Con rispetto. Un Carabiniere con la terza media. Onesto. Uno di quelli che non ha mai avuto paura della strada. Uno di quelli che c'era sempre. Uno di quelli che forse non c'è più.

03/05/2025

"Ho chiesto a Paolo Fresu di suonare al mio funerale, indosserò un bel vestito largo tutto plissé, mi farò truccare dalla mia truccatrice. Farò un figurone.
Che si doveva morire lo sapevo, ma di diventare vecchia non l'avevo previsto.
Io voglio vivere finché mi tocca vivere però fammi vivere bene fino a quel momento!"

Ornella Vanoni

19/04/2025

Jacques Chirac : un engagement historique pour l'AfriqueAncien président de la République française, Jacques Chirac a marqué l'histoire par son engagement pr...

19/04/2025

TRIPPA: IL SAPORE DEL TEMPO 🍲❤️
Storia di un piatto povero che racconta un’Italia intera...

C’è un profumo che appartiene all’infanzia, ai mercati coperti, ai caruggi, alle domeniche lente e alle cucine fumose delle nonne: è quello della trippa, piatto umile, antico, eppure profondamente radicato nel DNA gastronomico del nostro Paese 🇮🇹.

Da nord a sud, ogni regione la chiama a modo suo, la cuoce con riti propri, la serve con fierezza sulle tavole della tradizione: le trippe in brodo del Veneto 🥣, la Busécca di Lombardia ed Emilia, le varianti romana e napoletana, il morzeddhu calabrese 🌶️ e, naturalmente, il celeberrimo lampredotto fiorentino 🐮.

🔪 A Genova, la trippa è un’arte antica. Non è solo "una", ma sette: dal cordone al gruppu, dalla cuffia al centopelle (la più amata!), fino alla castagnetta e al riccetto — tagli che raccontano una cultura intera, fatta di necessità, ingegno e rispetto per ogni parte dell’animale.

Un tempo era il pasto del popolo, dei camalli del porto ⚓, dei manovali all’alba, degli ultimi e dei condannati a morte, ai quali veniva servita una zuppa calda come ultimo conforto. Era nutrimento, sostegno, dignità in ciotola.

👃 Chi ha vissuto gli anni ’70 e ’80 a Genova ricorda bene quell’odore forte, deciso, forse stomachevole per alcuni, ma capace di risvegliare oggi un mondo intero fatto di tripperie affollate, pentoloni ribollenti e mani esperte che tagliavano, mondavano, servivano.
🧂 Erano oltre 150 le tripperie in città. Oggi? Ne restano solo quattro.
Testimoni eroici, come la storica Tripperia La Casana, attiva dal 1890, ancora lì, incastonata tra i portici e i muri antichi come una reliquia profumata della vera Genova.

🍽️ La trippa non è solo un piatto: è memoria, coraggio, appartenenza.
Si può gustare in insalata con olio, limone e pepe 🍋🫒, oppure fritta il giorno dopo 🍤. Ma è nell’umido alla genovese, con patate, fagiolane e una pioggia generosa di parmigiano, che tocca le corde dell’anima 😍. Nella versione antica con pinoli e funghi secchi, poi, è pura poesia.

🧬 E pensare che, oltre al gusto, ha anche virtù nutrizionali tutt’altro che trascurabili: povera di grassi, ricca di proteine e ferro 💪, senza zuccheri e con molte vitamine del gruppo B. Altro che junk food!

Ma, ahinoi, la modernità corre troppo in fretta 🏃‍♀️💨. Cotture lente, sapori forti, odori persistenti… tutto ciò che un tempo era calore oggi è considerato un ostacolo. La globalizzazione e l’ossessione per il “veloce e leggero” hanno relegato la trippa in un angolo, spesso precotta, magari addirittura sbiancata con acqua ossigenata 😬.

🎭 Eppure… la trippa è così: senza compromessi. O la ami o la detesti. Non esistono vie di mezzo. Giuseppe Verdi ne andava ghiotto. E persino Friedrich Nietzsche, da Genova, scriveva:

“Mangio trippa quasi ogni giorno da cinque mesi. Tra tutte le carni è la più digeribile e la più leggera. E costa meno.”

Allora, che fai?
Ti lasci sedurre dal suo fascino ruvido e autentico?
Oppure la snobbi come un pezzo di storia da dimenticare?

Io, nel dubbio… metto su il brodo. E ci puccio due slerfe di focaccia 🫓❤️.

13/01/2025

😌

Sa buttariga friska, la Bottarga fresca.. La poutargue fraîche....
01/10/2024

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Ziu boriccu,  il mio Angelo custode....
01/10/2024

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Avec Thierry en fête....
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