Antica Roma

Antica Roma Restaurante / pizzeria cocina casera italiana;
Platos tipicos venezianos y platos de varias regioni. SABATO Y DOMINGO por medio día, solo con reserva 977279893

Gnocchi, lasaña boloñesa, ravioli, tiramisú, todos rigurosamente casero.

29/08/2026

Giovanna Botteri ha condiviso una riflessione molto chiara sul mestiere del giornalista e sul modo in cui, secondo lei, dovrebbe essere raccontata la realtà.

Per la storica inviata, chi fa informazione non deve mettersi al centro, ma saper ascoltare, osservare e avvicinarsi alle persone con rispetto ed empatia.

«Il nostro compito è dare al pubblico tutti gli elementi necessari per formarsi un’opinione libera».

Un’idea di giornalismo fondata sulla curiosità, sull’ascolto e sulla capacità di raccontare il mondo senza perdere mai il contatto con le persone. ❤️

29/08/2026
29/08/2026

È arrivato il contrattacco della redazione di Report. E per i vertici Rai è una gran br**ta notizia.

Dopo l’allontanamento di Sigfrido Ranucci, giornalisti e inviati hanno preso posizione con un documento che manda in frantumi settimane di retroscena, indiscrezioni e raccontini interessati su una squadra ormai stanca del suo conduttore.

Scrivono:

“La decisione assunta dalla Rai è per noi completamente irricevibile.

È inaccettabile per il metodo, dal momento che l’azienda ha rifiutato qualsiasi interlocuzione con la squadra in queste settimane facendoci apprendere la scelta dalle agenzie, e nel merito, dal momento che le figure scelte non sono in alcun modo rappresentative della storia e dei valori di Report.

Dal momento che l’intenzione dell’azienda sembra quella di voler distruggere la storia e l’integrità della trasmissione, su un evidente mandato politico, annunciamo che:

NEL CASO IN CUI LA RAI NON INTENDA TORNARE SUI PROPRI PASSI, ABBANDONEREMO IN BLOCCO IL PROGRAMMA”.

Più chiaro di così servirebbe un cartellone luminoso davanti a viale Mazzini.

Per settimane una parte della destra ha provato a dipingere Ranucci come un generale rimasto senza esercito, un uomo solo che avrebbe perso perfino la fiducia dei suoi.

Poi parla l’esercito.

E annuncia che, se la Rai insiste, se ne va insieme a lui.

Altro che redazione pronta alla liberazione. Qui siamo davanti a professionisti disposti a lasciare una delle trasmissioni più importanti del servizio pubblico pur di non diventare le comparse di un Report svuotato, addomesticato e rimesso in palinsesto con lo stesso nome.

Perché il punto adesso è semplicissimo: puoi tenerti la sigla, lo studio, il marchio e magari pure la stessa grafica.

Se mandi via Ranucci e perdi anche la squadra che quelle inchieste le costruisce da anni, Report resta scritto soltanto sulla scatola. Dentro, hai fatto il trasloco.

E questa sarebbe la grande operazione di rilancio della Rai?

Complimenti.

Prima provano a togliere il direttore d’orchestra. Adesso rischiano di perdere pure tutti i musicisti.

Onore alla redazione di Report per la dignità e il coraggio.

Anche questa è storia italiana.
29/08/2026

Anche questa è storia italiana.

“Ci avevano accolti in festa ma eravamo stati sconfitti” commentava di recente l’ex partigiano novantenne Giovanni Gerbi ricordando come si concluse quella settimana di fine agosto 1946 trascorsa da ribelle, di nuovo in montagna e col fucile in mano. Gerbi, che all’epoca aveva 17 anni, stava parlando della controversa “insurrezione di Santa Libera”; a distanza di ottant’anni esatti è una vicenda, forse irrisolta, che merita una breve rivisitazione.

La destituzione di Carlo Lavagnino rappresenta la scintilla della rivolta. Ex comandante dei partigiani garibaldini piemontesi, Lavagnino lavora nella Questura di Asti come capo della polizia ausiliaria; questo corpo, dipendente dal ministero dell’Interno, ha assorbito diversi combattenti attivi nella Resistenza terminata da poco.

A metà agosto però l’ex garibaldino viene sostituito con un reduce del regime fascista, un ufficiale di quella polizia coloniale che, vista la totale perdita di colonie italiane, ormai è priva di senso. Lavagnino (nella foto è quello col berretto) non ci sta e contatta alcuni compagni della lotta passata.

Sia ad Asti che nel resto della neonata Repubblica nell’estate del 1946 molti di coloro che hanno sostenuto la lotta di Liberazione si sentono derubati e delusi. Emanata in giugno, la nota “amnistia Togliatti”, dal nome del ministro comunista primo firmatario, ha favorito un clamoroso colpo di spugna sui reati commessi dai fascisti in un quarto di secolo; e forse grazie ad essa viene reintegrato anche un condannato come il sostituto di Lavagnino.

Appunto il riapparire di esponenti del regime nei posti di comando dello Stato, e poi lo stop all’epurazione di chi aveva servito il Duce, e l’amnistia che i dirigenti del partito comunista faticano a spiegare ai propri elettori, in quelle stesse settimane rappresentano un trauma per chi è stato partigiano. Uno di questi è l’astigiano Armando Valpreda.

Saputo che al vertice della polizia ausiliaria di Asti siederà una camicia nera, il 23enne Valpreda (nella foto a fianco di Lavagnino) raduna alcuni combattenti che aveva guidato nelle Langhe fino all’aprile dell’anno precedente. Insieme la notte fra 20 e 21 agosto 1946 penetrano in Questura, riempiono un camion di viveri e partono destinazione Santa Libera, un nome che è tutto un programma.

Santa Libera è un paesino di collina attorniato da colline e vigneti nel cuore delle Langhe, e appartiene al comune di Santo Stefano Belbo, provincia di Cuneo, zona che Armando conosce bene. I ribelli, che dispongono di armi leggere, in gran parte usate durante la lotta di Liberazione e mai deposte, si asserragliano presso la torre in cima ad un colle da dove si controlla un vasto territorio.

Lavagnino con altri uomini si unisce a Valpreda nelle ore seguenti. La notizia di un gruppo di insorti a Santa Libera rapida si diffonde. Le autorità militarizzano l’area e la minacciano con armi da guerra, ma in molti esultano, in particolare ex partigiani piemontesi, emiliani e pavesi che inondano l’ufficio postale di Santo Stefano Belbo di telegrammi di sostegno all’insurrezione.

Non solo, oltre a registrarsi manifestazioni di simpatia nel Paese, riappaiono ex formazioni partigiane pronte a sollevarsi contro il clima di restaurazione che si respirerebbe nella Repubblica per la quale si sono sacrificate. Ai ragazzi di Santa Libera si uniscono altri aspiranti ribelli; alla fine saranno in tutto una sessantina, e faranno sapere di non avere fini violenti.

Alcide De Gasperi, presidente del consiglio, negli stessi giorni è impegnato a Parigi per discutere della pace; quindi affrontare gli insorti tocca al suo vice Pietro Nenni, socialista, che sceglie di ascoltare i partigiani delle Langhe, e lo fa probabilmente in disaccordo con l’assente capo del governo. Dalla protesta di Santa Libera scaturisce così una lista di 12 condizioni per evitare che l’insurrezione prosegua.

Le richieste politicamente più importanti sono: la cancellazione dell’amnistia Togliatti, la ripresa delle epurazioni degli uomini del vecchio regime dal nuovo Stato, e la liberazione dei detenuti per reati giudicati comuni ma connessi invece alla lotta antifascista. Altri punti sono di tipo economico, occupazionale, amministrativo e risarcitorio, e rappresentano i soli che Nenni accetterà.

La trattativa incrina il fronte ribelle; Armando è contrario a farla, Lavagnino non sa, e a sorpresa il più conosciuto dei tre, Giovanni Rocca, pluridecorato capo dei combattenti garibaldini, la intraprende, e vola a Roma coi parenti di alcune vittime del nazifascismo per chiudere la partita. Intanto a Santa Libera a colloquio con gli insorti si presentano deputati, dirigenti dell’ANPI e altre personalità politiche.

Su tutte spicca Cino Moscatelli, uno dei più autorevoli ex partigiani piemontesi che -stando alle testimonianze- parla a Valpreda da uomo d’azione a uomo d’azione ma con realismo. E spiega che la rivolta, peraltro giusta, se si estenderà può finire come in Grecia, dove i comunisti sono appena stati sterminati dagli occupanti inglesi e dalle forze monarchiche.

Inoltre -prosegue Moscatelli- il PCI presso gli americani, che ancora occupano l’Italia, vorrebbe accreditarsi come affidabile ma si trova in imbarazzo. Conferma pure che la base comunista è furente per la “necessaria riconciliazione” con cui Togliatti giustifica l’amnistia, e che il partito rischia di ve**re estromesso dal governo. Armando capisce, capitola e smobilita dalla Langhe.

Nenni il 28 agosto 1946 emana il decreto che accoglie le richieste al ribasso concordate con la delegazione volata a Roma, e il giorno dopo gli ex insorti rientrano ad Asti accolti da una folla festante. Seguono i discorsi ufficiali ma la sostanza è quella riassunta all’inizio da Giovanni Gerbi, uno dei ribelli saliti a Santa Libera perché delusi di essersi battuti per una vita diversa, meno iniqua e meno ingiusta.

Nonostante la promessa di impunità avuta dal governo, Valpreda, Rocca e altri ex insorti avranno problemi con la legge per i fatti dell’agosto 1946, ma il primo rilancerà ancora. Gerbi e pochissimi altri compagni fidati saranno coinvolti da Armando nel suo progetto segreto della “Volante 808”; il numero identifica un esplosivo.

A parte l’aggressione a un torturatore fascista, tale Righi, che riappare in circolazione dopo avere beneficiato dell’amnistia, il gruppo eversivo di ex partigiani delle Langhe si scioglierà prima di commettere altri delitti. Di vera impunità godranno invece migliaia di reduci del regime; quelli condannati inizialmente a morte, all’ergastolo o a pene pesanti, e nell’estate 1946 ancora detenuti, saranno tutti liberati nel corso degli anni Cinquanta.

Togliatti, Nenni e i loro partiti nel maggio 1947 verranno estromessi dal terzo governo De Gasperi, archiviando la collaborazione fra le forze antifasciste nata durante quella Resistenza da essi definita poi “tradita”.

Armando Valpreda in conseguenza dell’episodio di Santa Libera perderà il posto di operaio in fabbrica ad Asti; morirà nel 2001 in provincia di Torino.

(scritto di Roberto Neri; fonte principale della vicenda è il filmato con Gerbi protagonista edito nel gennaio 2020 da Officine Video Indipendenti, dal quale è tratta anche la foto con Valpreda e Lavagnino; notizie anche dalla scheda “I ribelli di Santa Libera” pubblicato da Gemma Bigi il 29 novembre 2011 sul sito web di ANPI nazionale).

29/08/2026

Éxito 💛

El bazar está siendo un verdadero éxito… y lo que más nos emociona es descubrir que, detrás de cada prenda que encuentra una nueva vida, hay algo que nos une: el consumo consciente y el amor por la moda circular. ♻️✨

Nos quedan ya poquitas piezas, pero todavía quedan tesoros esperando a que alguien los encuentre.

Quién sabe… quizá entre las que quedan esté esa prenda que te haga latir el corazón un poquito más fuerte. 💓

Gracias por venir, por mirar, por elegir y, sobre todo, por compartir esta manera más bonita y consciente de consumir. 🌿

📍 Marro Cafè · Cambrils
🛍️ Bazar vintage · hasta que se acabe

29/08/2026

Si piantano alberi in città per avere ombra e frescura — eppure così tanti giovani esemplari appassiscono, stentati, in un minuscolo quadrato di terra circondato da asfalto. Il segreto di un albero che rinfresca davvero non è solo nelle sue foglie. È sotto i nostri piedi.

Il suolo decide tutto. Quello che determina se un albero urbano prospera o deperisce non è tanto la specie scelta — è il volume di terra che gli si lascia. E la differenza può essere abissale.

Non così — l'albero in prigione di asfalto.
Incastrato in una fossa di pochi metri cubi, il piede stretto in una griglia metallica, su suolo compattato dal calpestio — l'albero soffoca. Le radici mancano di aria, acqua e spazio. Risultato: cresce male, fa poca ombra, e la sua aspettativa di vita può scendere sotto i dieci anni. Si replanta allora, ancora e ancora, senza mai ottenere il grande albero sperato.

Così — l'albero in piena terra.
Offrigli invece un grande volume di terra viva, non compattata — idealmente diversi metri cubi — e tutto cambia. Collegando le fosse sotto il marciapiede con terra drenante si crea un'autostrada per le radici lungo tutta la via. L'albero si radica, cresce velocemente, sviluppa una chioma ampia e diventa finalmente la climatizzazione naturale che ci si aspettava.

E l'acqua, nel frattempo.
Una fossa ben progettata a superficie permeabile può anche raccogliere l'acqua piovana della strada — si parla di albero della pioggia. La pioggia nutre l'albero invece di finire in fogna, e l'albero rinfresca in cambio.

Tre principi per ogni piantumazione:
- Dare un grande volume di piena terra, non una fossa sotto asfalto
- Mantenere il piede permeabile e protetto dal calpestio
- Innaffiare i primi anni e variare le specie

Piantare un albero non è scavare un buco. È offrirgli un suolo dove vivere a lungo. Un albero ben piantato ne vale dieci piantati alla svelta.

29/08/2026

Dolly Parton si conciava in modo caricaturale perché nessuno la prendesse sul serio. Parrucche che sfioravano il soffitto, un trucco abbagliante e un dolce accento delle montagne del Tennessee. E mentre il mondo rideva di quella bionda sopra le righe, lei firmava contratti, si teneva stretti i suoi diritti e costruiva un impero che nessuno aveva visto arrivare.

Nel 1973 scrisse «I Will Always Love You». Poco dopo, Elvis Presley volle registrarla. Era tutto pronto per la sessione.

Ma il colonnello Tom Parker, manager di Elvis, pose una condizione: la metà delle royalties della canzone, per sempre.

Dolly disse di no.

Non ci furono urla né discussioni. Solo un rifiuto calmo, sostenuto da una donna che tutti sottovalutavano. La sessione fu annullata. Elvis non registrò mai la sua canzone.

In seguito disse di aver pianto tutta la notte. Perdere quella registrazione fece male. Ma qualcosa dentro di lei sapeva distinguere tra un’opportunità e un furto.

Diciannove anni dopo, Whitney Houston cantò quella stessa canzone in un film, e il mondo intero la fece propria. I diritti, rimasti intatti, appartenevano ancora a Dolly.

La bionda svampita che tutti credevano di vedere non è mai esistita. Ciò che esisteva era una donna che aveva capito qualcosa di essenziale: si può sembrare innocui ed essere indistruttibili allo stesso tempo.

La vera astuzia non chiede mai il permesso. Né cambia parrucche per compiacere qualcuno.

29/08/2026

Ha trascorso anni nel sottosuolo per arrivare fin qui. Le restano cinque settimane. Sta cantando per trovare un compagno prima di morire.

Non mangia le tue piante. Non punge. Non trasmette nulla.

La cicala che senti nelle calde giornate estive è uno degli insetti più antichi che esistano — cantano in questo mondo da decine di milioni di anni.

Le neanidi aerano il suolo mentre crescono nutrendosi di linfa dalle radici — trascorrono da due a cinque anni nel sottosuolo, a seconda della specie. Il guscio vuoto che trovi sui tronchi — l'esuvia — è un segnale che il tuo ecosistema è abbastanza sano da completare questo ciclo.

E canta perché può: il ronzio che chiami rumore è uno degli apparati di comunicazione acustica più sofisticati che l'evoluzione abbia prodotto in un insetto.

Non è una voce. È un tamburo.

Due timbali — membrane nervate — alla base dell'addome che un muscolo contrae e rilascia centinaia di volte al secondo. L'addome cavo amplifica tutto. Solo i maschi hanno i timbali. Solo i maschi cantano.

E qui c'è quello che quasi nessuno sa: in Italia sono presenti circa 25-30 specie di cicale, molte delle quali ancora poco studiate. Quello che chiami "il canto delle cicale" è in realtà un coro di specie diverse, ognuna con la sua frequenza, il suo ritmo, il suo momento della giornata.

Il coro che senti al tramonto ha ancora molti nomi da scoprire.

Lasciala cantare.

10/05/2026

"Deridere chi semplicemente non la pensa come lei o non vota per voi"

Corrado Formigli spara a zero contro il presidente del Senato e vice premier Ignazio La Russa che in un comizio ha criticato l'operazione della Flottilla: “Quante vite di bambini hanno salvato? Zero, quindi si tratta di operazioni strumentali e propagandistiche”. In apertura di Piazzapulita Formigli ci è andato giù pesante:

“E questo è il nostro presidente del Senato, seconda carica dello Stato. Caro presidente La Russa, è vero: le Flotille non hanno recapitato gli aiuti perché sono state abbordate e arrestate illegalmente in acque internazionali dalla marina israeliana. Domando però come possa lei, che aveva avuto in gioventù una passione politica così forte, e forse anche di più ma lasciamo stare (...), non capire che è politica anche battersi, come fanno questi giovani, per sensibilizzare i governi contro delle violazioni internazionali continue e delle guerre illegali che sta portando avanti Israele. Oggi ci sono due cittadini che sono nelle carceri israeliane senza un capo di imputazione. E forse lei dovrebbe usare con Israele proprio questa parola: barbarie. Anziché deridere chi semplicemente non la pensa come lei o non vota per voi”.

Formigli senza mai peli sulla lingua!

10/05/2026

Dirección

Calle Eduard Toldrá N° 4/6
Cambrils
43850

Teléfono

+34977279893

Página web

Notificaciones

Sé el primero en enterarse y déjanos enviarle un correo electrónico cuando Antica Roma publique noticias y promociones. Su dirección de correo electrónico no se utilizará para ningún otro fin, y puede darse de baja en cualquier momento.

Atajos

Compartir

Categoría