01/09/2026
La prima volta che sono stata in Germania era il 1985, arrivai per trovare mio figlio che lavorava a Berlino, rimasi circa una settimana, viaggiai con il treno fino a Milano, poi cambio a Monaco e infine Berlino. La città era molto silenziosa, la cosa che trovai molto affascinante era che passeggiando di sera si potevano ammirare le luci delle vetrine dei negozi sempre accese, non avevano le saracinesche come da noi in Italia: quelle lucine nella notte erano quasi magiche.
Rientrammo in Italia con la macchina, passammo la bellezza di nove frontiere prima di uscire dalla Germania, quei cappotti lunghi e verdi degli ufficiali non li dimenticherò mai.
Agli inizi degli anni Novanta, dopo la morte di mio marito, mi trovai a scegliere tra l’alternativa di rimanere a gestire il ristorante di famiglia in Italia o seguire mio figlio che si stava avviando verso la stessa carriera a Berlino: ancora una volta scelsi la famiglia e quindi partii così, senza pensarci neanche poi tanto a lungo.
Ogni volta che tornavo in Italia non mi sentivo più a mio agio, eppure era la mia terra, mi guardavo intorno e mi dicevo, “È proprio vero: Cristo si è fermato a Eboli”. A Berlino avevo i miei spazi, la mia vita continuava facendo la cosa che più amavo: cucinare, cercare di portare le tradizioni e l´esperienza della mia terra, quelle che mi avevano formato, quelle che mi erano state tramandate da mia madre e dalle mie nonne. Sono cresciuta a Cirigliano, un paesino di montagna della Basilicata, ma in Germania non ho cambiato le mie abitudini quotidiane, ritrovando e ritagliando anche a Berlino un pezzo d´Italia, un pezzo di quelle montagne che mi avevano vista crescere.
Sì, a Berlino sono felice, ho dedicato anni, passione e amore al ristorante aperto assieme a mio figlio il primo luglio 1991. Oggi ho quasi 91 anni e non mi sono ancora fermata, sono sempre instancabile come dicono tutti, ogni giorno sono al ristorante: sono la prima ad arrivare e, con calma e pazienza, preparo il pane e la pasta, controllo ciò che è stato consumato, ispeziono la cella frigorifera e la dispensa, e forse è proprio questo che mi dà ancora gioia e voglia di fare. Scendo ancora in Italia in estate ma in realtà poi non vedo l’ora di tornare a Berlino, perché è qui la mia famiglia. Al ristorante tutti mi chiamano "Mamma" o meglio ancora „La Mamma“, i clienti sono abituati a vedermi camminare in sala, mi chiamano, mi abbracciano. Nonostante io non parli tedesco - giusto qualche parola - cerco di farmi capire e la cosa bella è che mi capiscono, ma a loro basta un mio sorriso e a me un loro ed è la cosa più bella per me, vedere il sorriso dei miei clienti che sono entusiasti di vedermi e di assaporare le mie ricette. La trattoria è la mia vita e i clienti insieme con i dipendenti sono la mia famiglia.