Un’osteria, soprattutto in un villaggio, è un’importante risorsa. È un luogo di incontro, di scambio, dove mangiare qualcosa, bere un bicchiere di vino o una gazzosa, leggere i giornali, conversare, pensare ai fatti propri. Negli ultimi tre lustri il ristorante ha cambiato pelle, riuscendo ad assumere una visibilità - libri, guide gastronomiche, riviste specializzate, vari servizi sui media - che
va ben oltre i nostri confini. A interessare è anche il mix tra il rigore della cucina ispirata alla tradizione locale e alle usanze culinarie dell’arco alpino e le iniziative culturali che hanno visto quali protagonisti personaggi del calibro di Mario Rigoni Stern, Robert Schneider, Giorgio Orelli, Mario Botta, Alberto Nessi, Fredi Murer, Nanni Svampa e molti altri. Il ristorante, nonostante queste privilegiate frequentazioni che ne fanno qualcosa di più d’un “semplice” ristorante, conserva però un importante tratto popolare che viene da lontano, dai tempi del fiasco, del formaggio della Calneggia, delle partite a scopa, delle cantate dei soldati polacchi, delle tavolate operaie al momento dei lavori idroelettrici, delle comitive prima composte dai padri ora dai figli, della gente comune che vuole bersi qualcosa dopo ore di montagna sudata. Di fronte allo spettacolo della cascata e di Foroglio nel suo insieme, le differenze di qualsiasi tipo, anche nazionali e linguistiche, tendono ad attutirsi, e le due anime, quella colta e quella popolare, a convivere e mescolarsi.