10/07/2022
Studia
LE NON SCOPERTE ARCHEOLOGICHE.
Grande clamore e stupore ha destato giorni fa la notizia sensazionalistica sulla presenza in Galilea di una città di chiara origine Sarda.
"Scoperta archeologica importantissima in Galilea", proclamavano gli archeologi del regime culturale Sardo, sbandierando ai quattro venti tale scoperta, come se per altro loro ne avessero avuto merito.
Peccato per questi signori però che di tale città di origine Sarda se ne abbia notizia già dal 1992, grazie all'archeologo Adam Zertal che divulgò questa notizia tra gli ambienti dell'archeologia internazionale e non solo.
Ma non è curioso che gli archeologi del regime culturale Sardo in tutti questi anni, ben 30 per l'esattezza, non si siano mai degnati di parlarne pubblicamente? Forse erano distratti, o forse avevano cose più importanti da fare, come quella ad esempio di tenere in piedi una ridicola e grottesca farsa sulla mai esistita preistoria Sarda, quella che viene addirittura fatta studiare all'Università, tanto per intenderci. Questione di denaro e poltrone quindi.
Ma ormai il loro modus operandi lo conosciamo bene: ciò che non possono divulgare o confutare, semplicemente lo censurano.
Non dimentichiamoci ad esempio anche lo scandalo delle statue di Mont'e Prama, che sono state chiuse dentro uno sgabuzzino per ben 40 anni. Una cosa assurda, le statue a tutto tondo più antiche del mondo chiuse dentro uno sgabuzzino.
Caliamo un velo pietoso.
Adesso però vogliamo dare noi una notizia sensazionalistica a questi signori: ci sono Nuraghi anche in Iraq. Ma sicuramente lo sanno già, da decenni addirittura. Solo che non ne hanno mai potuto parlare, proprio come è successo nel caso della città Sarda in Galilea.
Il tempo è maestro, cari scienziati del nulla cosmico.