26/07/2026
TREKKING LAGORAI - 24.25.26 luglio 2026
Prima di iniziare il racconto, vale la pena partire dai numeri: quasi 3.000 metri di dislivello in salita e altrettanti in discesa, distribuiti in tre giornate di cammino. Numeri che raccontano solo in parte la fatica, perché il vero protagonista è il Lagorai, una montagna severa, autentica e selvaggia, che non concede nulla gratuitamente ma sa ripagare ogni passo con una bellezza intensa e silenziosa
Alta Via del Granito – Tre giorni nel cuore selvaggio del Lagorai
Ci sono montagne che si lasciano raccontare con una fotografia. Altre, invece, chiedono il tempo lento del cammino, il respiro della fatica e il silenzio dell'ascolto.
Il Lagorai appartiene a queste ultime. È una terra aspra, silenziosa, fatta di granito, acqua e vento, dove il tempo sembra essersi fermato e la presenza dell'uomo è ancora discreta, quasi un ospite.
L'Alta Via del Granito è un anello che percorre questa straordinaria isola granitica del Gruppo di Cima d'Asta-Cime di Rava, seguendo antichi sentieri e vecchie strade militari della Grande Guerra. Un cammino che unisce i due rifugi del gruppo e che racconta, passo dopo passo, la storia di un antico equilibrio tra uomo e natura.
Il nostro viaggio è iniziato dalla Malga Sorgazza. Lo zaino era ancora leggero, ma davanti a noi c'erano quasi tremila metri di salita e altrettanti di discesa. Numeri importanti, destinati però a passare in secondo piano davanti alla magnificenza del paesaggio.
Il primo giorno ci ha accompagnati attraverso il Lago di Costa Brunella fino a Forcella Quarazza. Da lassù lo sguardo si perdeva sulle vallate granitiche, tra rocce modellate dal tempo e specchi d'acqua incastonati nel silenzio. La traversata verso Forcella Ravetta ci ha regalato panorami immensi, mentre l'imponente Cima Caldenave dominava l'orizzonte. Dopo aver attraversato la grande torbiera e raggiunto il Rifugio Caldenave, la discesa ci ha condotti al Rifugio Carlettini, dove la stanchezza ha lasciato spazio al piacere della condivisione e del riposo.
La seconda giornata è stata il vero cuore dell'itinerario. Lunga, impegnativa, capace di mettere alla prova gambe e determinazione. Il sentiero dedicato ai Nomadi ci ha accompagnati fino alla Malga Nàssere, poi la salita si è fatta più severa verso il Croz de Conseria. La deviazione al Lago di Nàssere ha regalato uno degli scorci più suggestivi dell'intero percorso: un lago silenzioso, quasi nascosto, riflesso perfetto di un ambiente ancora integro.
Da lassù il cammino è proseguito verso le Buse Todesche e la Valle dell'Inferno, un nome che ben descrive l'asprezza di questi luoghi, ma non la loro bellezza. È una montagna dura, essenziale, dove ogni roccia racconta milioni di anni di storia e ogni rudere ricorda il sacrificio di chi qui combatté durante la Prima Guerra Mondiale.
La salita verso Forcella delle Buse Tedesche e poi fino a Forcella Magna ha attraversato un paesaggio sempre più minerale. Le vecchie opere militari, le trincee e i resti della carrozzabile costruita per trasportare l'artiglieria testimoniano quanto queste montagne siano state teatro di sofferenza, oggi riconquistate dal silenzio e dalla pace.
Infine il Rifugio Brentari, ai piedi della maestosa Cima d'Asta, ci ha accolti dopo una giornata intensa, con quella sensazione che solo la montagna sa regalare: la fatica che si trasforma in soddisfazione.
L'ultima mattina il sentiero ha seguito le grandi lastronate di granito, levigate nei secoli dall'acqua e dal ghiaccio. La discesa verso Malga Sorgazza ha chiuso l'anello, ma non il ricordo di questi luoghi.
Il Lagorai non conquista con effetti speciali. Lo fa lentamente, con il rumore dei torrenti, con il profumo dei larici, con il colore dei laghi alpini, con le rocce che sembrano custodire il silenzio. È una montagna autentica, aspra e selvaggia, che chiede passo sicuro, umiltà e rispetto. In cambio offre emozioni profonde, paesaggi incontaminati e la rara sensazione di sentirsi parte di una natura ancora padrona di sé.
L'Alta Via del Granito non è soltanto un itinerario escursionistico. È un viaggio dentro la storia, nella memoria della Grande Guerra e nel cuore più autentico del Lagorai. Tre giorni di cammino che rimangono impressi nelle gambe, negli occhi e, soprattutto, nell'anima.